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giovedì 13 dicembre 2018
 
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Se la tossicodipendenza in rosa cresce

08/03/2018 

Le ragazze di oggi sono sempre più fragili e questo potrebbe non costituire una sorpresa. Il dato nuovo è che la deriva della tossicodipendenza in rosa è drammaticamente in crescita, e non sempre ha a che fare con vissuti pregressi di droga in famiglia o con storie di degrado. Come dire che anche le ragazze cresciute in famiglie “normali” sono a rischio e vanno protette. In Italia, negli ultimi anni, si è registrata una nuova emergenza droga: la recrudescenza dell’eroina e la diffusione delle droghe sintetiche. In questo panorama il dramma tossicodipendenza ha interessato un numero crescente di donne e l’abuso di droghe al femminile è oggi un fenomeno senza precedenti. Sono sempre di più, infatti, le studentesse delle scuole secondarie superiori che sperimentano sostanze psicoattive illegali (30%), con un aumento considerevole nel consumo di sostanze definibile “ad alto rischio, come la poli-assunzione o l’uso quotidiano.

Di qui la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi promossa dalla Comunità di San Patrignano, Io ho scelto la vita.  L’iniziativa, che si potrà sostenere fino al 22 marzo con un sms o con una chiamata da rete fissa al numero 45590, è finalizzata alla prevenzione e anche al reinserimento nella vita sociale e lavorativa delle ragazze che seguono il percorso di riabilitazione della storica comunità.

San Patrignano è ormai una vera e propria città sulla collina di Rimini e  attualmente ospita 1300 ragazzi e ragazze vittime di tossicodipendenza. Tra questi, il numero delle donne è in crescita esponenziale, e ha ormai raggiunto il 22 % del totale, con un’età compresa tra i 14 e i 40 anni. Molte sono le minorenni e le studentesse. Alcune vengono da famiglie già devastate dalla violenza e dalla droga, ma altrettante sono vittime dei mali della nostra epoca. Abusi, bullismo, disturbi dell’alimentazione, emarginazione che spesso danno vita a una pluridipendenza. Le droghe leggere vengono assunte insieme ad antidepressivi e mescolati ad alcool. Un mix micidiale che non esclude l’eroina, che oggi, ci confermano dalla comunità, costa pochissimo e si può recuperare facilmente in ogni piazza, anche se è più che mai pericolosa perché tagliata e di pessima qualità. Come dire che i nostri giovani e anche le nostre ragazze sempre di più sono in pericolo. Ogni centro di aggregazione può costituire l’occasione, in un momento di fragilità, per avvicinarsi alla droga.

La comunità di San Patrignano prevede percorsi di recupero di lunga durata, minimo tre anni. I ragazzi e le ragazze trovano supporto psicologico per recuperare l’autostima anche attraverso momenti di formazione che per molti di loro si traducono in sbocco professionale. C’è chi si specializza in cucina e ristorazione, chi nel tessile. A San Patrignano c’è una sala con un telaio del ‘700 dove le ragazze realizzano tessuti di grande pregio. E poi c’è la sartoria dove si confezionano capi che sono arrivati anche sul red carpet e adottati da firme come Dior, Cucinelli e Ferragamo. E poi c’è l’agricoltura, lo sport, il maneggio. La comunità aiuta gli ospiti a inserirsi nel mondo del lavoro, al termine del percorso di recupero, ma molti preferiscono rimanere e stabilirsi definitivamente sulla collina di Rimini. Un buon 60% dei dipendenti, infatti, sono ex beneficiari di San Patrignano.

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