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venerdì 17 novembre 2017
 
 

Il Papa: «Nessuna religione è immune dal fondamentalismo»

28/10/2015  Udienza interreligiosa in piazza San Pietro dedicata al 50° anniversario della dichiarazione conciliare Nostra Aetate e al dialogo con ebrei e musulmani. «Nonostante il rischio di deviazioni fondamentalistiche o estremistiche», ha detto Francesco, «le fedi sono sorgenti di speranza». E lancia un appello anche ai non credenti in vista del Giubileo: «Lavoriamo insieme nelle opere di carità»

Esattamente ventinove anni fa, il 27 ottobre 1986, le religioni del mondo si incontravano ad Assisi su invito di San Giovanni Paolo II per pregare per la pace. Fu un «avvenimento particolarmente significativo» nei rapporti della Chiesa con le religioni non cristiane, ha ricordato papa Francesco nell’udienza interreligiosa in piazza San Pietro dedicata questa settimana ai 50 anni dalla dichiarazione Nostra Aetate, il documento del Concilio vaticano II che segnò una svolta nei rapporti con ebrei, musulmani e fedeli di altre religioni non cristiane. Prima di arrivare in piazza, il Papa ha salutato i malati che hanno seguito l’udienza in aula Paolo VI a causa della pioggia («Siete qui non perché vi abbiamo messo in galera, ma perché il tempo è brutto»), poi ha ringraziato le «persone e gruppi di diverse religioni, che oggi hanno voluto essere presenti, specialmente a quanti sono venuti da lontano».

Le religioni, ha spiegato il Pontefice, sono segni di speranza. «A causa della violenza e del terrorismo», ha detto Francesco, «oggi si è diffuso un atteggiamento di sospetto o addirittura di condanna delle religioni. In realtà, benché nessuna religione sia immune dal rischio di deviazioni fondamentalistiche o estremistiche in individui o gruppi, bisogna guardare ai valori positivi che esse vivono e che esse propongono, e che sono sorgenti di speranza. Si tratta di alzare lo sguardo per andare oltre. Il dialogo basato sul fiducioso rispetto può portare semi di bene che a loro volta diventano germogli di amicizia e di collaborazione in tanti campi, e soprattutto nel servizio ai poveri, ai piccoli, agli anziani, nell’accoglienza dei migranti, nell’attenzione a chi è escluso. Possiamo camminare insieme prendendoci cura gli uni degli altri e del creato. Tutti i credenti di ogni religione. Insieme possiamo lodare il Creatore per averci donato il giardino del mondo da coltivare e custodire come un bene comune, e possiamo realizzare progetti condivisi per combattere la povertà e assicurare ad ogni uomo e donna condizioni di vita dignitose».

Bisogna collaborare con chi non professa nessuna religione

Poi il Papa si è soffermato sul rapporto con gli ebrei: «Una speciale gratitudine a Dio merita la vera e propria trasformazione che ha avuto in questi 50 anni il rapporto tra cristiani ed ebrei. Indifferenza e opposizione si sono mutate in collaborazione e benevolenza. Da nemici ed estranei, siamo diventati amici e fratelli. Il Concilio, con la Dichiarazione Nostra ætate, ha tracciato la via: “sì” alla riscoperta delle radici ebraiche del cristianesimo; “no” ad ogni forma di antisemitismo e condanna di ogni ingiuria, discriminazione e persecuzione che ne derivano».

E ha riflettuto anche sui rapporti con i musulmani: «Essi», ha detto il Papa, «si riferiscono alla paternità di Abramo, venerano Gesù come profeta, onorano la sua Madre vergine, Maria, attendono il giorno del giudizio, e praticano la preghiera, le elemosine e il digiuno. Il dialogo di cui abbiamo bisogno non può che essere aperto e rispettoso, e allora si rivela fruttuoso. Il rispetto reciproco è condizione e, nello stesso tempo, fine del dialogo interreligioso: rispettare il diritto altrui alla vita, all’integrità fisica, alle libertà fondamentali, cioè libertà di coscienza, di pensiero, di espressione e di religione». L’alleanza tra religioni e anche con chi non crede è fondamentale per il bene dell’umanità. «Il mondo», ha detto ancora il Papa, «guarda a noi credenti, ci esorta a collaborare tra di noi e con gli uomini e le donne di buona volontà che non professano alcuna religione, ci chiede risposte effettive su numerosi temi: la pace, la fame, la miseria che affligge milioni di persone, la crisi ambientale, la violenza, in particolare quella commessa in nome della religione, la corruzione, il degrado morale, le crisi della famiglia, dell’economia, della finanza, e soprattutto della speranza».

Il Giubileo occasione per lavorare insieme nelle opere di carità

  

Secondo Francesco tutte le religioni e le fedi, come pure chi è in ricerca o non crede affatto, può trovare un terreno comune di azione e intesa nella carità operosa verso i fratelli: «Il Giubileo Straordinario della Misericordia, che ci sta dinanzi», ha ricordato Bergoglio, «è un’occasione propizia per lavorare insieme nel campo delle opere di carità. E in questo campo, dove conta soprattutto la compassione, possono unirsi a noi tante persone che non si sentono credenti o che sono alla ricerca di Dio e della verità, persone che mettono al centro il volto dell’altro, in particolare il volto del fratello o della sorella bisognosi. Ma la misericordia alla quale siamo chiamati abbraccia tutto il creato, che Dio ci ha affidato perché ne siamo custodi, e non sfruttatori o, peggio ancora, distruttori. Dovremmo sempre proporci di lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato, a partire dall’ambiente in cui viviamo, dai piccoli gesti della nostra vita quotidiana».

E sulle prospettive del dialogo interreligioso l’unica cosa da fare, ha concluso il Papa, è pregare: «Pregare», ha ricordato, «gli uni per gli altri: siamo fratelli! Senza il Signore, nulla è possibile; con Lui, tutto lo diventa! Possa la nostra preghiera – ognuno secondo la propria tradizione – possa aderire pienamente alla volontà di Dio, il quale desidera che tutti gli uomini si riconoscano fratelli e vivano come tali, formando la grande famiglia umana nell’armonia delle diversità».

Al termine dell'udienza, papa Francesco si è lungamente intrattenuto sul sagrato di San Pietro per salutare i numerosi rappresentanti delle altre religioni presenti: ebraici, musulmani, buddisti, induisti, giainisti, sikh e di altre confessioni. Con ognuno, con fare estremamente cordiale e sorridente, ha scambiato calorose strette di mano, e anche abbracci. Alcuni esponenti religiosi asiatici hanno anche scattato dei selfie per ritrarsi insieme al Pontefice

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Il selfie "interreligioso" del Papa all'udienza
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