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martedì 15 ottobre 2019
 
 

Il Papa: «Separati da accompagnare, e non da condannare»

15/03/2014  Nell'omelia della messa celebrata venerdì mattina a Santa Marta Francesco ha invitato a non fare casistica, come i farisei, sulle persone che hanno alle spalle un amore fallito e a non condannarli ma ad accompagnarli "con amore"

Chi ha avuto la terribile esperienza di un amore fallito deve essere accompagnato e non condannato versando sulle loro ferite il balsamo della misericordia. È la riflessione di papa Francesco nell’omelia della messa celebrata venerdì mattina a Santa Marta durante la quale ha criticato il modo con cui nel Vangelo i farisei presentano a Gesù il problema del divorzio. Il loro stile, ha rilevato il Pontefice, è sempre lo stesso: “la casistica”, “E’ lecito questo o no?:
«Sempre il piccolo caso. E questa è la trappola: dietro la casistica, dietro il pensiero casistico, sempre c’è una trappola. Sempre! Contro la gente, contro di noi e contro Dio, sempre! “Ma è lecito fare questo? Ripudiare la propria moglie?”. E Gesù rispose, domandando loro cosa dicesse la legge e spiegando perché Mose ha fatto quella legge così. Ma non si ferma lì: dalla casistica va al centro del problema e qui va proprio ai giorni della Creazione. È tanto bello quel riferimento del Signore: “Dall’inizio della Creazione, Dio li fece maschio e femmina, per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne”».

Il Signore, ha proseguito il Papa, «si riferisce al capolavoro della Creazione» che sono appunto l’uomo e la donna. E Dio, ha detto, «non voleva l’uomo solo, lo voleva con la sua compagna di cammino». È un momento poetico, ha osservato, quando Adamo incontra Eva: «È l’inizio dell’amore: andate insieme come una sola carne. Il Signore, ha quindi ribadito, “sempre prende il pensiero casistico e lo porta all’inizio della rivelazione”. D’altro canto, ha poi spiegato, “questo capolavoro del Signore non è finito lì, nei giorni della Creazione, perché il Signore ha scelto questa icona per spiegare l’amore che Lui ha verso il suo popolo": 
«Il Signore prende questo amore del capolavoro della Creazione per spiegare l’amore che ha con il suo popolo. E un passo in più: quando Paolo ha bisogno di spiegare il mistero di Cristo, lo fa anche in rapporto, in riferimento alla sua Sposa: perché Cristo è sposato, Cristo era sposato, aveva sposato la Chiesa, il suo popolo. Come il Padre aveva sposato il Popolo di Israele, Cristo sposò il suo popolo. Questa è la storia dell’amore, questa è la storia del capolavoro della Creazione! E davanti a questo percorso di amore, a questa icona, la casistica cade e diventa dolore. Ma quando questo lasciare il padre e la madre e unirsi a una donna, farsi una sola carne e andare avanti e questo amore fallisce, perché tante volte fallisce, dobbiamo sentire il dolore del fallimento, accompagnare quelle persone che hanno avuto questo fallimento nel proprio amore. Non condannare! Camminare con loro! E non fare casistica con la loro situazione».

Quando uno pensa a questo, dunque, «vede quanto bello è l’amore, quanto bello è il matrimonio, quanto bella è la famiglia, quanto bello è questo cammino e quanto amore anche noi, quanta vicinanza dobbiamo avere per i fratelli e le sorelle che nella vita hanno avuto la disgrazia di un fallimento nell’amore». Richiamandosi infine a San Paolo, Papa Francesco ha sottolineato la bellezza «dell’amore che Cristo ha per la sua sposa, la Chiesa!»: «Anche qui dobbiamo stare attenti che non fallisca l’amore! Parlare di un Cristo troppo scapolo: Cristo sposò la Chiesa! E non si può capire Cristo senza la Chiesa e non si può capire la Chiesa senza Cristo. Questo è il grande mistero del capolavoro della Creazione. Che il Signore ci dia a tutti i noi la grazia di capirlo e anche la grazia di mai cadere in questi atteggiamenti casistici dei farisei, dei dottori della legge».

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