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lunedì 20 novembre 2017
 
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Italia a mano armata: e tutto nella legalità

10/04/2017  Nel nostro Paese vengono commessi ogni mese più di quattro omicidi con armi legalmente detenute anche grazie a permessi per la caccia o il tiro sportivo. «Usate pure per vendette e femminicidi»

Cosa accomuna l’omicidio commesso dal fornaio Fabio Di Lello a Vasto, di cui è stato vittima il pirata della strada che aveva ucciso sua moglie, a quello del ristoratore lodigiano che ha fatto fuoco contro un ladro entrato nel suo locale? Entrambi sono stati commessi da persone che detenevano regolarmente l’arma. Se si sommano gli omicidi ai ferimenti e ai suicidi, si arriva a una cinquantina di casi, dall'inizio dell'anno, con protagoniste armi legalmente detenute: uno stillicidio, insomma. Con un dato che fa impressione: «Dal nostro database emerge che solo l’omicidio commesso dal ristoratore di Lodi sarebbe riconducibile alla legittima difesa: tutti gli altri sono femminicidi, vendette, conseguenze di liti familiari», spiega Giorgio Beretta, analista dell’Opal (Osservatorio permanente armi leggere).

Il numero delle armi legalmente detenute oscilla tra 7 e 10 milioni. Perché questa notevole discrepanza?

«Tutte le armi devono essere denunciate alle Questure, che però non riescono o non vogliono fornire un quadro complessivo preciso. Il sindacato di polizia Ugl di Vicenza ha di recente denunciato che, per carenza di organici, mancano agenti che materialmente aggiornano l’archivio delle armi detenute. In queste condizioni, come si fa a fare i controlli?».

Di sicuro c’è la crescita delle licenze per armi, con una distinzione: mentre sono stabili quelle ottenute per difesa personale, c’è stato un boom di quelle per uso sportivo o da caccia. Un fenomeno dovuto al fatto che è più facile ottenerle, dato che nel primo caso la legislazione è stata resa di recente più restrittiva?

«Di sicuro queste due licenze rappresentano una scorciatoia per chi vuole dotarsi di armi per difesa personale. Per procurarsele, basta un certificato medico rilasciato dall’Asl e un certificato di idoneità al maneggio delle armi rilasciato da una Sezione di Tiro a segno nazionale. La licenza dura sei anni e consente di detenere 3 armi comuni da sparo, 6 armi sportive e un numero illimitato di fucili da caccia. Ora, è chiaro che per uccidere o uccidersi ci sono molti altri modi oltre le armi da fuoco, ma l’alto numero di casi di omicidi e di suicidi commessi da chi le deteneva ufficialmente non per uso personale, ci porta a dire che forse ci vorrebbe una legislazione più restrittiva anche per le altre licenze».

Quali correttivi propone?

«Prima di tutto, di ridurre da sei al massimo a due anni la licenza per uso di caccia o sportivo. Andrebbe poi posto un limite al numero di armi che si possono detenere. E poi bisognerebbe trovare un modo per certificare che davvero chi ha una licenza per uso sportivo o per la caccia la usi per questi scopi. Adesso io vado in un poligono di tiro per ottenere il certificato di capacità dell’uso dell’arma. Ottenuta la licenza dalla Questura, mi compro una o più armi e al poligono non mi faccio più vedere. Attualmente, inoltre, se un uomo acquista un’arma non è tenuto a comunicarlo ai familiari. Mentre credo sia importante per una moglie, se il marito diventa violento o depresso, sapere che da qualche parte in casa c’è una pistola. Infine, i controlli medici dovrebbero essere più accurati e ripetuti nel tempo: come è stato possibile che Fabio Di Lello, il fornaio di Vasto, abbia potuto acquistare una pistola grazie alla sua licenza per uso sportivo e girare armato mentre era sotto l’effetto di psicofarmaci da mesi? Nessuno si è accorto di nulla?»

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