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giovedì 18 aprile 2024
 
televisione
 

Berlusconi dopo Berlusconi. Cosa cambia nell'impero Mediaset

06/07/2023  La linea tracciata da Pier Silvio in vista dell’obiettivo di costruire un grande «agglomerato europeo» con altri editori è limitare il più possibile la cosiddetta Tv spazzatura, a partire dagli eccessi nei reality. Evviva

Apparentemente, sembra tutto come sempre. Negli studi di Cologno Monzese c’è il filmato con la voce sparata a palla che snocciola dati che dimostrano che anche quest’anno Mediaset ha distrutto i concorrenti (partendo, ovviamente, dalla Rai) e che presenta le novità della prossima stagione (la più bella? Il ritorno di Checco Zalone), dalle quali si evince che la vittoria si consoliderà anche in futuro; ci  sono i dipendenti, dal Nicola Porro dalla chioma sempre più fluente agli impiegati, vestiti tutti uguali con giacca e cravatta; c’è Gerry Scotti che fa il padrone di casa con la sua innata simpatia; e infine c’è lui, il capo Pier Silvio Berlusconi. Ha 54 anni, è sempre in gran forma, ma si vede benissimo che non è più la stessa persona. Suo papà Silvio, il fondatore di questa azienda, lo ha lasciato da nemmeno un mese. Pochi minuti prima, quei dipendenti vestiti tutti uguali ma con cuori diversi lo avevano fatto commuovere con un video a sorpresa in cui hanno ripercorso la loro, comunque la si pensi, straordinaria avventura: dalle prime videocassette alle convention a Montecarlo, dal trionfo del Milan in Coppa dei Campioni al “discorso del Predellino" in cui il Cavaliere annunciò la nascita del Popolo della libertà, fino all'invito a non mollare lanciato dal figlio in azienda a poche ore dal funerale del papà. Il figlio ora ricorda così il padre: «Più passano i giorni, più la mancanza cresce, sono ancora in quella fase in cui faccio fatica a parlarne... Ha dato a noi figli la possibilità di camminare sulle nostre gambe prima che succedesse quello che è successo. Ricordo quando lui è sceso in politica e io fui travolto nella gestione dell’azienda. Mi chiamò in cucina, c’era la mia agenda vicino la sua. Mi disse: “Fai tutti questi appuntamenti? Sei diventato me”». Per capire il rapporto tra i due, basta un aneddoto. E’ il compleanno di Pier Silvio, non molti anni fa. Lui entra in un ristorante e nota un signore con il volto coperto dal giornale che sta leggendo. L’uomo all’improvviso abbassa il foglio ed esclama: «Sorpresa!». Era suo padre.

L’ad di Mediaset è ironico (lo è sempre stato, altra eredità del padre), ma mai come stavolta è diretto, persino sferzante nelle risposte alle domande di noi giornalisti. La vendita di Mediaset? «In famiglia non abbiamo mai parlato di cessione. Punto». E l’idea che è circolata di un interesse di Urbano Cairo, patron di Rcs nonché della concorrente La7? «Sono un suo fan. Bravo, simpatico, capace. Ma in una fusione noi ci mangeremmo Rcs». I contrasti in famiglia? Con i fratelli, Marina, Barbara, Eleonora e Luigi, «la compattezza è assoluta». Pur «nelle nostre diversità» (dopo la lettura del testamento, Pier Silvio e Marina, i figli nati dal primo matrimonio del padre, raggiungono insieme il 53% del gruppo). Una sua discesa in campo, per usare un altro dei modi di dire inventati dal padre? «Penso che la politica sia un mestiere serio, da studiare e imparare, quindi non mi pare giusto buttarsi così, senza esperienza. Allo stesso tempo non è giusto lasciare le cose a metà: Mediaset è importante, ritengo di dover rimanere qui a fare il mio mestiere. E poi, ed è la cosa più decisiva di tutte, ad oggi non c’è nessuna emergenza: per la prima volta dopo tanti anni c’è un governo votato dagli elettori, che sta facendo del suo meglio. E penso che Forza Italia possa garantire stabilità al governo». E l’idea di abolire il canone della Rai? «La tv pubblica ha più di 12mila dipendenti, almeno due terzi andrebbero a casa per far tornare i conti. E poi la Rai andrebbe a drenare risorse sul mercato della pubblicità. Impossibile». Per l'ad di Mediaset, «il servizio pubblico ha un ruolo importantissimo, perché da lì passa grandissima parte della costruzione dell'identità del Paese, un ruolo al quale non si può abdicare. La Rai è una grandissima azienda, ma potrebbe fare molto di più. Il canone è una tassa importante: si potrebbero prevedere regole di ingaggio e prodotti migliori». C'è solo un nome che Pier Silvio Berlusconi strapperebbe ancora alla concorrenza: «Fiorello, sempre lui. Abbiamo un rapporto bellissimo, ma quelle poche volte che ci sentiamo parliamo di tutto, tranne che di Tv». E Fabio Fazio? «Dal punto di vista editoriale non avrei preclusioni, ma il suo è un prodotto che costa molto caro». E così Fazio è sistemato. Ma si è sistemata pure Lucianina Littizzetto, reclutata dall’amica Maria De Filippi nella giuria di Tu sì que vales (al posto di Belen Rodriguez, che perde pure il posto alle Iene, sostituita da Veronica Gentili). 

Una giornalista al posto di una conduttrice: lo stesso schema di Pomeriggio Cinque dove al posto di una addoloratissima Barbara D’Urso arriverà Myrta Merlino. Ma c’è anche una terza giornalista che arricchirà l’offerta Mediaset: Bianca Berlinguer. La figlia del mitico segretario del Pci, colonna del Tg3 fin da quando si chiamava TeleKabul, approda ora a Rete 4, dove si alternerà a Stasera Italia con Nicola Porro e Augusto Minzolini, oltre ad avere un programma di approfondimento settimanale tutto per sé (più o meno, dato che i siparietti con Mauro Corona resteranno). La linea tracciata da Pier Silvio, dunque, in vista dell’obiettivo di costruire un grande «agglomerato europeo» con altri editori (al momento, la partnership è con Spagna e Germania) è limitare il più possibile la cosiddetta Tv spazzatura, a partire dagli eccessi nei reality. E qui, un discorso a parte merita il Grande Fratello che tornerà alla formula originale, con gente comune di cui interesseranno più le storie (almeno si spera) che le volgarità esibite specie nell’ultima edizione, la cui responsabilità, ci ha tenuto a precisare Berlusconi non è «attribuibile al cast, ma a chi fa il prodotto». Per essere ancora più chiari: «I reality non mi fanno impazzire, ma non possiamo far finta che non siano oggi un pezzo di tv che piace al pubblico. Bisogna però stare attenti a non eccedere. Alfonso Signorini ha una bella responsabilità».

Finite le domande, tra il sollievo generale, Pier Silvio esclama: «Adesso andiamo a mangiare!». Mentre ci avviamo ai tavoli, addobbati con gusto ed eleganza, tra gli inappuntabili camerieri notiamo Fedele Confalonieri, braccio destro e soprattutto migliore amico di Silvio Berlusconi, che avvista un conoscente e lo saluta con trasporto così: «Uè, sei vecc». E’ un mondo che sta scomparendo e, vista la protervia e l’incompetenza di molti potenti di adesso, viene già un po’ di nostalgia. Anche qui si sbagliava, e di brutto pure. Ma almeno lo si faceva con stile.

 
 
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