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L'amico è quella persona che custodisce il nostro animo

23/01/2020  Vivere e custodire l’amicizia è una di quelle imprese che durano una vita intera. La riflessione del teologo Robert Cheaib

Ero rimasto la volta scorsa con la domanda sull’amicizia. La giovinezza della ragazza che mi ha scritto mi ha fatto ricordare l’importanza che davo all’amicizia durante l’adolescenza. Ero desideroso di capire come funzionasse. E mi ricordo che una volta, partecipando a un campo per giovani, c’era un’immagine appesa sul muro con questa frase di Emerson: «L’unico modo per avere un amico è essere un amico». Capii che ero davanti a una verità capitale. Tutti vogliono amici buoni, ma chi è disposto a investire nell’esserlo? Tenendo a mente le caratteristiche individuate nell’amicizia tra Gregorio e Basilio nella puntata precedente, vorrei elencare qui altre tre caratteristiche concrete che ritengo fondamentali per vivere e custodire l’amicizia.

La prima è il rispetto e la custodia dell’alterità. Mi spiego: gli amici hanno necessariamente orizzonti comuni, altrimenti l’incontro semplicemente non ci sarebbe. Ma questo non annulla la diversità di prospettive. In un’amicizia sana, la diversità non crea divergenza, ma ricchezza. Più concretamente, mi sento veramente amico con una persona quando non ho paura di dire la mia idea, anche se è diversa dalla sua. Allo stesso tempo, non lo biasimo se non condivide il mio parere. In un’atmosfera di omologazione, penso che l’amicizia sia custode della diversità.

La seconda caratteristica è essere profezia. La parola potrebbe sembrare astratta o pomposa, quindi mi spiego. Profezia è intravedere e intuire una grandezza nell’altro che gli altri non vedono e che l’altro fatica a scoprire. Jean Vanier insegna che «amare qualcuno è rivelargli la propria bellezza». Quella bellezza che forse è ferita, impaurita, nascosta e stenta a uscire fuori. La presenza amica è come un sole che delicatamente riscalda il bozzolo per farlo fiorire.

La terza caratteristica è essere memoria. Nella vita ci capita di sbandare. L’amico è quella persona che, quando ci dimentichiamo di chi siamo, ci ricorda la nostra identità, custodisce il nostro animo (qualcuno vorrebbe che amicus sia proprio la contrazione di animi custos, custode dell’animo, dello slancio).

Altro si potrebbe ancora dire sull’amicizia, ma vorrei chiudere con un’altra frase guida della mia vita da giovane sull’amicizia. È stata una dedica su un libro regalatomi da un amico e viene dal mio connazionale Khalil Gibran: «Non vi sia nell’amicizia altro intento che l’approfondimento dello spirito».

Inviate le vostre domande a: lettori.credere@stpauls.it

 
 
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