«Il ricordo di quell’8 ottobre non si è mai sbiadito; è impresso sulla mia pelle e nella mia mente ogni singolo giorno. Ricordare oggi significa trasformare il dolore in un dovere morale. Essere l’unico sopravvissuto mi dà la responsabilità di mantenere vivo il ricordo di 118 persone. Dopo 25 anni, il dolore cambia, senza dubbio, ma il ricordo no, non deve cambiare. Anzi, credo che con il passare del tempo diventi ancora più importante trasmetterlo alle nuove generazioni, perché sappiano cosa è successo affinché non si ripetano più tragedie simili».

È la testimonianza di Pasquale Padovano, l’unico sopravvissuto del disastro aereo dell’8 ottobre 2001 a Milano. Alle 8.10 di quel lunedì mattina l’aeroporto di Linate era avvolto da una nebbia fitta. Il volo SAS 686, un McDonnell Douglas MD-87 diretto a Copenaghen, aveva iniziato le procedure per il decollo. Sulla pista si trovò il Cessna Citation CJ2 della compagnia privata Star, che aveva a bordo quattro persone. Il piccolo aereo, a causa di una sequenza di errori e di carenze nelle procedure e nella segnaletica dello scalo, imboccò un raccordo sbagliato e attraversò la pista proprio mentre l'MD-87 della Scandinavian Airlines stava decollando.

Una panoramica dell'incidente all'aeroporto di Linate dell'ottobre 2001 in cui morirono 118 persone. Secondo la relazione della commissione d'inchiesta dell' Agenzia nazionale per la sicurezza in volo a provocare la sciagura una concomitanza di cause tra cui, l'errore umano di uno dei piloti, la segnaletica dell'aeroporto non conforme, incomprensioni nelle comunicazioni tra torri di controllo e aerei
Una panoramica dell'incidente all'aeroporto di Linate dell'ottobre 2001 in cui morirono 118 persone. Secondo la relazione della commissione d'inchiesta dell' Agenzia nazionale per la sicurezza in volo a provocare la sciagura una concomitanza di cause tra cui, l'errore umano di uno dei piloti, la segnaletica dell'aeroporto non conforme, incomprensioni nelle comunicazioni tra torri di controllo e aerei

Una panoramica dell'incidente all'aeroporto di Linate dell'ottobre 2001 in cui morirono 118 persone. Secondo la relazione della commissione d'inchiesta dell' Agenzia nazionale per la sicurezza in volo a provocare la sciagura una concomitanza di cause tra cui, l'errore umano di uno dei piloti, la segnaletica dell'aeroporto non conforme, incomprensioni nelle comunicazioni tra torri di controllo e aerei

(ANSA)

I due velivoli si scontrarono. Il Cessna venne distrutto nell'impatto; l'aereo della SAS, gravemente danneggiato, perse la capacità di proseguire il decollo e finì contro l’edificio destinato allo smistamento dei bagagli, dove divampò un incendio. Il bilancio fu terribile: 118 morti, il più grave incidente nella storia dell'aviazione civile italiana per numero di vittime. A bordo dell'MD-87 morirono 104 passeggeri e i sei membri dell'equipaggio; sul Cessna morirono tutte e quattro le persone a bordo; nell’edificio colpito dall’aereo persero la vita quattro lavoratori della Sea.

Pasquale Padovano, pugliese d’origine (è di Bisceglie), allora dipendente della Sea, era addetto allo smistamento dei bagagli nell’edificio contro cui si schiantò l'MD-87. Gli altri quattro lavoratori di turno quella mattina morirono. Lui sopravvisse, gravemente ustionato. Fu ricoverato al Niguarda, dove rimase per mesi in condizioni disperate e trascorse circa quattro mesi in coma. Negli anni successivi ha affrontato oltre cento interventi chirurgici e ora porta sul corpo i segni di quella mattina. Ma chiamarlo semplicemente “il superstite” rischia di dire troppo poco. Perché sopravvivere, nel suo caso, non ha significato tornare alla vita di prima ma imparare a vivere dopo una tragedia nella quale, per tutti gli altri, non c’era stato un dopo: «La strage di Linate è stato il più grave incidente aeronautico della storia d’Italia», spiega Padovano, «eppure a volte sembra quasi una tragedia “di nicchia” se confrontata ad altri fatti. L’Italia intera non può e non deve ricordare quello che è accaduto l’8 ottobre 2001 solo durante l'anniversario». Forse, invece, al netto delle celebrazioni annuali, la memoria di quella strage si è come affievolita: «Non voglio dire che Milano e l’Italia abbiano completamente dimenticato perché tuttora ci sono persone che mi fermano per strada perché vedendomi ricordano cos’è successo quel giorno», racconta, «ma a volte credo che, per la maggior parte delle persone, quella tragedia sia diventata qualcosa di lontano. Una data, un numero, quello dei morti, una notizia del passato. Per noi che l’abbiamo vissuta non è mai diventata passato. Io la porto sulla mia pelle tutti i giorni». Il primo pensiero che Padovano fece quella mattina tra le fiamme era per la figlia: «Mi dissi: “Non la rivedrò più”», racconta, «e invece tre anni fa ero accanto a lei quando si è sposata».

Pasquale Padovano con la figlia Anna il giorno del matrimonio
Pasquale Padovano con la figlia Anna il giorno del matrimonio

Pasquale Padovano con la figlia Anna il giorno del matrimonio

I familiari delle vittime si sono organizzati nel Comitato 8 ottobre 2001, impegnandosi nella ricerca della verità e della giustizia e, successivamente, nella promozione della sicurezza aerea, dell’assistenza psicologica alle famiglie e della formazione. Un dolore privato è diventato così un impegno pubblico. Il Comune di Milano ha riconosciuto al Comitato proprio questa capacità di trasformare la tragedia in un'azione per migliorare la sicurezza negli aeroporti. La presidente attuale, Adele Scarani Pesapane, nella strage perse il marito Maurizio, che aveva 49 anni, e rimase sola con tre figli. Venticinque anni dopo parla di un dolore che non scompare ma cambia forma: «I primi anni erano atroci», racconta. Poi sono arrivati la consapevolezza, l’impegno, la capacità di stare ancora insieme.

Pasquale Padovano durante l'incontro con Giovanni Paolo II nel 2003, due anni dopo la strage
Pasquale Padovano durante l'incontro con Giovanni Paolo II nel 2003, due anni dopo la strage

Pasquale Padovano durante l'incontro con Giovanni Paolo II nel 2003, due anni dopo la strage

In seguito alla tragedia, 58 bambini e ragazzi rimasero orfani; tre bambini sono nati dopo aver perso il padre. Lo scorso 30 settembre, a Linate, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incontrato i familiari delle vittime e l’unico superstite, Pasquale Padovano, che ha portato la sua testimonianza davanti a Giovanni Paolo II, incontrato nel 2003, e poi anche a Benedetto XVI e Francesco.

Padovano ringrazia Mattarella che ha voluto incontrare lui e i familiari delle vittime: «Ci ha incoraggiato ad andare avanti nella memoria», dice. Il Capo dello Stato ha anche riconosciuto che «il dolore non si estingue né si attenua. È impossibile che questo avvenga, si può tradurre in modi diversi, non solo in 118 alberi nel Bosco dei faggi ma anche in borse di studio e premi di laurea, l'impegno a trasmettere e incoraggiare. Questi impegni hanno accompagnato il vostro impegno per la verità e perché ci fosse giustizia. Sono due elementi, gli alberi e le borse di studio che esprimono, il primo il ricordo che non si estingue e va raccolto e conservato, e il secondo la capacità di riversare nell'impegno di solidarietà per gli altri».

Per il 25° anniversario una Messa è stata celebrata giovedì mattina nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano dall’arcivescovo Mario Delpini: «Forse i morti di Linate hanno un messaggio, forse sono un simbolo che ci incoraggia», ha detto nell’omelia, «sono morti mentre stavano iniziando il viaggio, stavano per alzarsi in volo. A me sembra che dicano anche a noi oggi: alzate il capo! Continuate il nostro viaggio, portate a compimento la vostra vita anche per noi, a nome nostro. A noi è stato impedito di volare nei cieli della terra, e voi allora alzatevi in volo anche per noi, anche a nome nostro». Quello dell’arcivescovo di Milano è un messaggio di speranza, a guardare avanti, così come hanno fatto i familiari delle vittime costituendo il Comitato 8 ottobre impegnato sui temi della sicurezza aerea: «Ogni disastro è un enigma, la sproporzione tra l’errore e la catastrofe lascia sconcertati. Ma voi non lasciatevi prendere dalla rassegnazione dell'irrimediabile. Alzate il capo, guardate avanti, operate con determinazione e intelligenza perché il disastro non si ripeta, per quanto dipende dall'umano e dalle tecnologie di cui può servirsi».