«Potresti elencarmi i principali campi d’applicazione dell’Intelligenza artificiale?». ChatGPT è perfino gentile nel risponderti, precede la lunga lista con un «certamente caro», ed ecco aprirsi un elenco di settori dove l’IA (o AI, se preferite pronunciare l’acronimo in inglese) è già tra di noi. Se film come Blade Runner o Matrix hanno segnato l’immaginario, l’Intelligenza artificiale lo ha realizzato. ChatGPT è una delle “chatbot” più comuni (insieme con Bard Google), un software che simula le conversazioni umane – in pratica un’applicazione cui fare domande e ottenere risposte come lo Specchio della Strega di Biancaneve – ma ormai ce ne sono a decine. Noi le abbiamo rivolto una domanda per parlare di sé stessa, ovvero dell’universo in cui già opera l’IA e “lei” ha pescato nello scibile umano disponibile su internet.

Nel settore sanitario le nuove menti digitali hanno rivoluzionato il campo delle cure e soprattutto della diagnostica, poiché milioni di algoritmi analizzano miliardi di Tac e risonanze magnetiche, oltre a personalizzare i piani di trattamento, considerando le caratteristiche genetiche e le risposte individuali ai farmaci. Nel settore automobilistico sono già utilizzati veicoli senza conducente, mentre la sicurezza sta facendo passi da gigante. Nel campo della finanza gli algoritmi sono ampiamente utilizzati per gestire i rischi ed effettuare operazioni in pochi millisecondi da un continente all’altro. Le “macchine pensanti” hanno trovato applicazioni anche nel campo dell’istruzione, della domotica (il controllo di luci, termostati, porte e finestre, ma anche ricette e assistenza ai fornelli tramite i robot), dell’editoria, del commercio. Amazon, il gigante della logistica, utilizza algoritmi di machine learning (macchine che imparano da sole) per analizzare i dati di acquisto degli utenti e suggerire prodotti simili o complementari. Nell’agricoltura, l’IA è impiegata per monitorare le condizioni delle colture – attraverso robot, sensori intelligenti e droni – e ottimizzare le pratiche agricole. Nell’industria manifatturiera, l’IA è utilizzata per migliorare l’effcienza operativa, ottimizzare le risorse energetiche e ridurre i costi e potrebbe essere addirittura impiegata per offrire assistenza pastorale online, nell’analisi dei testi sacri, per preparare omelie, elaborare piani pastorali, tradurre celebrazioni in tutte le lingue del mondo.

Come tutte le scoperte scientifiche e tecnologiche, l’IA è un’arma a doppio taglio, che può sfuggirci di mano. Non sono pochi i rischi etici, sociali, persino politici. Il lavoro, prima di tutto. Elon Musk, il magnate di Tesla che ha ampiamente utilizzato i nuovi “programmi pensanti” per fabbricare automobili elettriche e che ha fatto parte del consorzio privato della Silicon Valley OpenAl, la prima a lanciare l’Intelligenza artificiale, è convinto che consentirà al genere umano di liberarsi dalla necessità di lavorare. Ma intanto l’onda delle “macchine pensanti” rischia di travolgere il vecchio mondo, cambiando il 75 per cento dei lavori, soprattutto quelli pesanti sostituiti da robot. Scompariranno quelli tradizionali, crescerà la domanda per pianificatori, progettisti e altre professioni “ad alto contenuto creativo”. Ma queste macchine pensanti si basano su una mole di articoli, saggi e lavori dell’ingegno umano, senza pagare un centesimo per i diritti d’autore. Per questo il New York Times ha fatto causa al consorzio e alla Microsoft. Il punto è che questi sistemi sono anche “generativi”, sono cioè capaci di generare nuovi contenuti partendo da quelli acquisiti. Già: ma chi li controlla? E se cominciassero a muoversi per conto proprio come il computer Al di 2001 Odissea nello spazio? E se un dottor Stranamore moderno volesse utilizzarli per manipolare l’opinione pubblica a suon di fake news e foto generate autonomamente, per esempio ai fini di innescare un conflitto (come se non ne avessimo abbastanza) o truccare le elezioni politiche? Chi controlla la diffusione di contenuti “tossici”? Per questo diventa essenziale affrontare le sfide etiche e regolamentari per garantire un utilizzo responsabile e sostenibile di questa tecnologia in rapida evoluzione.