C'è un filo rosso che attraversa il Medio Oriente in fiamme e lega due popolazioni lontane tra loro per storia, cultura e geografia: quello del sangue innocente. Da una parte, la Striscia di Gaza, sprofondata in una guerra che non finisce mai davvero – nemmeno quando si chiama "cessate il fuoco". Dall'altra, l'Iran, paese di ottanta milioni di abitanti travolto dal 28 febbraio scorso da una nuova ondata di attacchi militari congiunti di Stati Uniti e Israele, che ha già causato – secondo le stime più attendibili – oltre mille vittime civili e la distruzione di scuole, ospedali e infrastrutture vitali. Due crisi con radici diverse, ma con lo stesso volto: quello di chi non ha scelto la guerra e si ritrova a sopravvivere tra le sue macerie.

Gaza: un inferno che non si chiama pace

Si fa presto a dire cessate il fuoco. Ma nella Striscia di Gaza, la parola "pace" suona quasi come un insulto a chi è costretto a convivere con i topi – sempre più aggressivi, che si nutrono tra le macerie – con le malattie infettive, con il fumo tossico che sale dai rifiuti bruciati dentro le aree residenziali perché non c'è altro modo di smaltirli. Caritas Gerusalemme ha inviato alla rete internazionale Caritas una testimonianza che non lascia spazio all'ottimismo: la situazione umanitaria continua a deteriorarsi, nonostante il fragile accordo che avrebbe dovuto fermare i combattimenti.

La proliferazione dei roditori è diventata una minaccia sanitaria seria e documentata: gli animali, alterati nel comportamento dalla fame e dal caos, contribuiscono alla diffusione di diarrea, epatiti, scabbia, varicella. Il collasso del sistema di smaltimento dei rifiuti obbliga a bruciare plastica e altri materiali tossici in pieno abitato, con effetti devastanti sulle vie respiratorie. Mancano i carburanti industriali necessari a far funzionare i generatori elettrici, e senza quelli si fermano anche gli impianti di depurazione dell'acqua. Il cerchio si chiude su sé stesso, sempre più stretto.

Eppure, in questo scenario, Caritas Gerusalemme non si è fermata. Attraverso il proprio centro medico nella città capoluogo e otto cliniche mobili – sei di pronto intervento, due di sostegno psicologico – continua a garantire assistenza a minori con disabilità, anziani, famiglie indigenti. La scarsità di farmaci ha reso Caritas uno dei pochi attori capaci di assicurare medicinali essenziali, con un conseguente e significativo aumento dei pazienti in cerca di cure. E cresce la necessità di ampliare i servizi di salute materna: per questo Caritas Ambrosiana promuove la raccolta fondi "Una speranza per Gaza", con l'obiettivo di raccogliere 150.000 euro (al momento, in due mesi, ne sono arrivati 105.000) per potenziare e sostenere per due anni la clinica materno-infantile della Striscia.

Iran: una guerra nuova su un paese già ferito

Il contesto iraniano è profondamente diverso da quello di Gaza, eppure la logica è la medesima. L'Iran è uno Stato sovrano con una sua complessità interna – politica, etnica, religiosa – da sempre attraversato da tensioni tra il regime teocratico e una parte crescente della popolazione. Ma da quando, il 28 febbraio scorso, gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele hanno trasformato quella complessità in macerie, il peso è caduto – come sempre – sui civili.

Le operazioni militari, che si inseriscono in una lunga escalation iniziata con la "guerra dei dodici giorni" del giugno 2025, hanno colpito non solo obiettivi militari ma anche scuole, strutture sanitarie e quartieri residenziali, sollevando gravi interrogativi sul rispetto del diritto internazionale umanitario. L'Unhcr stima che tra 600.000 e un milione di famiglie siano già state colpite. Internet è stato interrotto più volte dalle autorità iraniane, tagliando l'accesso alle informazioni e alle comunicazioni con i propri cari. In un paese dove la repressione interna era già intensa – con arresti di massa, restrizioni alle libertà civili, discriminazioni sistematiche verso le minoranze – la guerra ha funzionato come moltiplicatore di sofferenza.

In questo quadro, la piccola ma tenace Caritas iraniana non ha potuto operare: i rischi prodotti dal contesto bellico hanno reso impossibile qualunque intervento umanitario organico. Ora, però, si prepara a farlo. Nelle prossime settimane è atteso il primo Appello d'emergenza di Caritas Iran alla rete internazionale Caritas, con un programma strutturato di interventi per rispondere ai bisogni primari della popolazione. Caritas Ambrosiana attende di conoscerlo per valutare come contribuirvi.

Stesso male, radici diverse

Le due crisi non sono sovrapponibili. Gaza vive sotto un blocco militare che limita gli aiuti dall'esterno e in un contesto di conflitto prolungato che si trascina da anni, con responsabilità politiche e storiche precise e discusse. L'Iran è un paese entrato in guerra in modo improvviso e devastante, con una popolazione che portava già il peso delle sanzioni internazionali, dell'inflazione e di una crisi economica strutturale. A Gaza, il nemico principale è l'assedio e la distruzione delle infrastrutture. In Iran, alla devastazione militare si aggiunge l'isolamento informativo e la doppia pressione di un regime repressivo e di una guerra calata dall'esterno.

Eppure le analogie esistono, e sono profonde. In entrambi i casi, i civili non hanno scelto la guerra. In entrambi i casi, le strutture sanitarie sono state colpite o messe fuori uso. In entrambi i casi, l'accesso agli aiuti umanitari è ostacolato – a Gaza dal filtro militare israeliano, in Iran dalla chiusura dello spazio aereo e dai rischi per gli operatori sul campo. In entrambi i casi, la risposta della rete Caritas – locale e internazionale – rappresenta spesso l'unico presidio rimasto tra la gente e il baratro.

La carità come resistenza

Caritas Ambrosiana, che negli ultimi due anni e mezzo ha destinato oltre un milione di euro a interventi in Gaza, Cisgiordania e a esperienze di dialogo israelo-palestinese, oggi si rivolge a fedeli, cittadini e sostenitori chiedendo un gesto concreto di solidarietà. La causale è "Emergenza Medio Oriente": le risorse raccolte saranno destinate ai progetti già in corso – dalla clinica materno-infantile di Gaza al sostegno agli sfollati in Libano, alla ricostruzione in Siria – e ai nuovi programmi che emergeranno dall'Appello di Caritas Iran.

Non si tratta di scegliere tra una vittima e un'altra, tra una guerra "più giusta" e una meno. Si tratta di ricordare che, in fondo a ogni conflitto, c'è sempre una madre che cerca acqua pulita per i suoi figli. A Gaza come a Teheran.

Come donare:

- Online con carta di credito: [donazioni.caritasambrosiana.it](https://donazioni.caritasambrosiana.it/)

- Conto corrente postale n. 000013576228 intestato a Caritas Ambrosiana Onlus

- Bonifico bancario IBAN: IT82Q0503401647000000064700 – Causale: **Emergenza Medio Oriente. (Le offerte sono detraibili fiscalmente)