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venerdì 24 maggio 2024
 

Paola Saluzzi: «La connessione degli sguardi annulla le distanze»

di PAOLA SALUZZI, giornalista e conduttrice TV2000

Parlare con il cuore è soprattutto tacere e ascoltare. Non sembri un paradosso: non esiste parola più importante e bella di quella non detta se non dopo un attento, rispettoso ascolto delle parole e dei silenzi altrui.

Quando il cuore viene auscultato dal medico, è tutto silenzio intorno. Ho sempre pensato che il motivo fosse più importante di quello diciamo tecnico. Quando il nostro cuore parla, è perché ha già compreso tutto anche un solo istante prima, prestando attenzione con grazia. Ed ecco che le parole, finalmente liberate, arrivano dritte al cuore dell'altro.

Ricordo una lezione immensamente grande che mi diede mia madre, un gesto che le ho visto ripetere mille e mille volte: quando incontrava una persona che chiedeva l'elemosina, si avvicinava sorridente e diceva “grazie a lei” consegnando quel poco o tanto che poteva. Insegnava così, a me e a mia sorella, che si dovesse ringraziare chi ci permetteva di essere anche solo minimamente utili. Ci disse, una volta (e una sola) di metterci nei panni di chi tendeva la mano, di “ascoltare in silenzio” quella richiesta: “Voi vorreste vedere rispettata la vostra dignità? Allora siate rispettose, senza enfasi ma silenziosamente”.

Racconto questo per dire che per me, parlare con il cuore ha il sapore di quella lezione. Significa dare il meglio, significa cercare di connettersi (cosa straordinaria, senza bisogno di traduzione alcuna perché il linguaggio del cuore ha un passaporto valido in tutto il mondo, senza scadenza) con chi hai davanti. Significa – anche quando sei cupo come un cielo che sta per scatenare il peggiore dei temporali – sentire una frenata, sentire che il modo in cui dobbiamo rivolgerci agli altri possa partire con uno stile nuovo, diverso, sereno come una giornata di sole.

Teoria? Retorica? Bah, ognuno dica la propria. Ma la formula, difficilissima quanto lineare, complicata e di facilissima comprensione, resta una sola: quella persona che si rivolge a me, sorridente, gentile, amabile, con la tenerezza nelle parole e nello sguardo, mi sta facendo un regalo, perché è bellissimo sentirmi trattato così bene.

Ecco, quando ci rivolgiamo agli altri, giriamo questa immagine a loro favore. E scopriremo che sarà stato il nostro cuore a parlare per noi, dopo aver letto in silenzio gli occhi del nostro interlocutore.

Aggiungo che, sull'argomento, sono drammaticamente ripetente, altrimenti non ne scriverei con tanta convinzione. Studio, mi applico, cerco di superare questo esame senza voti (perché il voto lo conosciamo già da soli; e davanti allo specchio, la sera, non possiamo mentire), cerco di fare silenzio, ascoltare il mio cuore e dargli il via per un nuovo incontro. Ultimo suggerimento: recuperate un film unico al mondo, il titolo è Miracolo a Milano. Quel genio di Vittorio De Sica fa diventare cinema lo scritto poetico di Cesare Zavattini, raccontando un mondo in cui quel “buongiorno”, che è una porta aperta verso il proprio prossimo, voglia dire VERAMENTE buongiorno.

Detto con il cuore, ovviamente.

- Articolo tratto da PAGINE APERTE, speciale Settimana della Comunicazione

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29 aprile 2023

 
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