Aveva il Guatemala nel cuore, la missione che respirava da quando, in un soggiorno con i giovani preti della Campania, aveva scoperto questa terra ed era nata immediatamente la voglia di fare il possibile per loro, i bambini senza scarpe che erano diventati i suoi migliori amici. Padre Angelo Esposito, 53 anni, è volato al cielo il 7 ottobre, festa della Madonna del Rosario. Lui che viveva per gli ultimi dei villaggi di Tacanà, terra guatemalteca al confine con il Messico e che, anche dal letto di ospedale pensava, progettando sempre qualcosa per loro.

Padre Angelo era dovuto rientrare in Italia all’improvviso un anno fa per la scoperta di un melanoma. Una forma avanzata che aveva scombussolato i progetti diretti da oltre 20 anni per i piccoli indios delle foreste. In questi anni aveva fondato Los Angelitos, (gli angioletti) un ospedalino, come lo chiamava lui, per i bambini poveri, il motivo unico e profondo per cui come sacerdote Fidei donum della Chiesa napoletana aveva compiuto una scelta decisa. Creando l’associazione Hermana Tierra, aveva collegato gli amici della provincia napoletana, Portici e San Sebastiano al Vesuvio, alla terra in cui viveva, la diocesi di San Marcos, in Guatemala. Viaggi, celebrazioni, momenti di preghiera ma anche di formazione per approfondire, in particolare con i testi della spiritualità e studio della Compagnia di Gesù, quel carisma che aveva scelto come linfa vitale: la donazione di Gesù ai fratelli. Poi, all’improvviso, quel viaggio che lo aveva portato di forza in ospedale, a Roma, dove erano iniziate le cure mediche.

Da Radio Asuncion Tacanà, un’emittente del Guatemala, i suoi amici trasmettono il dolore ma anche il grazie per chi aveva scelto di donare se stesso ai piccoli senza nulla di un Paese lontano. El padre Angel all’alba, come aveva raccontato anche Famiglia Cristiana, saliva sul pick-up per raggiungere villaggi a 2 ore di distanza. Strade quasi inesistenti e spesso peggiorate dal fango, non impedivano a quest’omone di quasi 2 metri di raggiungere le case immerse nei boschi dove una comunità in una cappella sgarrupata lo aspettavano per la messa. Liturgie ricche di canti e colori, una folla di bambini e tanti volti al cielo per pregare, sono stati per 25 anni la cornice in cui si è mosso il missionario napoletano.

Sacerdote dal 2000, ha unito due terre amate, Napoli e il Guatemala, e i suoi amici non hanno smesso mai di sostenere le tante attività nate dal grande cuore di padre Angelo, dalla costruzione delle strutture sanitarie in Guatemala alla cura di piccoli pazienti che sono volati dall’America Latina agli ospedali italiani come il Bambino Gesù. In queste ore la chiesa tutta, dal Guatemala a Napoli piange e ringrazia per un dono grande, mentre si prepara all’ultimo saluto pregando con il cardinale di Napoli, don Mimmo Battaglia, ricordando quell’invito in Guatemala che don Angelo aveva rivolto al prelato napoletano.

Il funerale di padre Angelo si svolgerà venerdì 9 al Pala Woytila di San Sebastiano al Vesuvio e sarà presieduto dal cardinale Battaglia.