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Pierluigi Diaco intervista Alberto Ravagnani a BellaMà
Pomeriggio con ri-sentimento. A Pierluigi Diaco – che da vent’anni fluttua fra gli anfratti dei palinsesti con l’aria della brillante promessa che aspira al rango di venerato maestro attardandosi nel mezzo – va riconosciuta la primogenitura della formula: è l’intervista-agguato, il talk che si trasforma in interrogatorio di polizia, la chiacchiera fintamente amichevole del Torquemada che assedia la vittima.
Si sa che in Tv tutto è scritto, concordato, e l’ospite di un talk sa cosa aspettarsi. Ma le cose vanno diversamente. La vittima è Alberto Ravagnani, il discusso ex sacerdote che si è trasformato da influencer in ballerino. Qui di Ravagnani e delle sue scelte interessa poco. Anche perché il vero protagonista dell’”intervista” a BellaMà non è lui. E’ Diaco stesso: il conduttore più ombelicale del teleschermo. Che parte con la sdolcinatezza riservata normalmente ai suoi ospiti, sciorina qualche banalità sul mezzo - del tipo: non si può mentire davanti alla telecamera - e, infine, dà sfogo a un inspiegabile risentimento.
Al cuore dell’“intervista” c’è una questione di vitale importanza per la Nazione: ma Ravagnani è attratto dalle donne o dagli uomini? Di fronte al cortese diniego a squadernare la propria intimità in Tv, il conduttore dismette i freni inibitori. L’acredine si fa palese: “Io so’ piccolo, basso, mica palestrato come te”. “Dove vuoi arrivare con questa intervista?” gli domanda la vittima. L’interrogativo è anche il nostro. La spregiudicatezza con cui si insegue la “notizia” (!) si cela dietro il tono diretto, la franchezza, la supposta mancanza di ipocrisia. Ma l’intervista-agguato è pura sgradevolezza per racimolare qualche centesimo di share in più.




