La voce di Margot Sikabonyi arriva al telefono trafelata: «Mi scusi tanto. Possiamo risentirci tra 20 minuti? Dovevo essere già in auto per raggiungere un set a Livorno, ma uno dei miei bambini è malato e sto aspettando la persona che verrà a prendersi cura di lui». E quando la richiamiamo chiedendole di che set si tratti, risponde: «È una serie di RaiPlay. Ho un piccolo ruolo. Ma è importante per me: piano piano, mi riprendo il mio lavoro».

Per 15 anni Margot è stata uno dei volti più popolari della Tv. L’abbiamo vista crescere da bambina a donna nei panni di Maria, la nipote del nonno Libero interpretato da Lino Banfi nella fiction Un medico in famiglia. Finché a 31 anni ha deciso di mollare tutto per fare la mamma a tempo pieno. Quando poi ha deciso di tornare, ha ricevuto «quasi solo porte in faccia. Nonostante abbia studiato tanto, ero identificata con il ruolo di Maria. E in Italia non si riesce a pensare fuori dalla scatola».

Il cast della fiction Un medico in famiglia
Il cast della fiction Un medico in famiglia

L’unico a credere davvero in lei è stato Luca Barbareschi. «Ci conosciamo e ci stimiamo da anni. Così sono andata da lui dicendogli che volevo tornare a lavorare e che avevo anche scritto una serie. Dopo un po’ mi ha richiamata e mi ha proposto di fare un provino per un film che avrebbe prodotto». Il film si intitola Un’altra me, è appena uscito nelle sale, ed è una commedia che possiede quell’intelligente leggerezza tipica di prodotti di questo tipo del cinema americano e che vede Margot protagonista in due ruoli: Anna, assistente teatrale che vive con un costante senso di inadeguatezza rispetto alle aspettative degli altri, e LaBenni, una versione idealizzata di sé stessa creata da lei sui social, un avatar che sa sempre cosa dire e cosa fare.

Margot Sikabonyi con Lucrezia Lante della Rovere in Un'altra me
Margot Sikabonyi con Lucrezia Lante della Rovere in Un'altra me

Margot Sikabonyi con Lucrezia Lante della Rovere in Un'altra me

Finché in modo misterioso, LaBenni si materializza pretendendo spazi sempre più ampi della vita di Anna, migliorando ma anche complicando il suo lavoro e le relazioni con gli altri. Il tutto accade mentre si decide di mettere in scena un Cyrano de Bergerac molto particolare, perché a indossare i suoi panni sarà una donna, ovviamente Anna/LaBenni.

Quando da adolescente hai vissuto il successo di Un medico in famiglia ti sarebbe piaciuto ogni tanto avere “un’altra me”?

«Certo. Tutti mi chiamavano “Maria” anche fuori dal set e spesso negavo di essere io. Proprio nell’adolescenza, quando sei alla ricerca di una tua identità, io non facevo la vita dei miei coetanei e quando non lavoravo mi sentivo isolata dagli altri, provavo a dire “io sono altro rispetto a Maria”, ma poi dentro di me non sapevo chi ero: ho dovuto fare tanta terapia per trovarmi. Però d’altra parte non posso non essere grata a Maria: è stata un’esperienza fenomenale da un punto di vista lavorativo e mi ha dato la possibilità economica di studiare a Parigi e di fare dei viaggi incredibili: ho studiato biologia marina alle Hawaii con l’università e sono diventata insegnante di yoga a Hong Kong».

Condividi con il personaggio di Anna di Un’altra me anche un trauma: la morte prematura di tuo padre.

«Sì, avevo quindici anni e stavo girando la prima stagione di Un medico in famiglia. Una settimana dopo ero già di nuovo sul set ed è stata la mia salvezza. Trovarmi circondata da persone che mi volevano bene mi ha aiutato molto».

Perché quando sei diventata mamma hai deciso di mollare tutto?

«Ho scoperto di essere incinta di Bruno mentre ero sul palco con uno spettacolo bellissimo ma molto faticoso emotivamente: ogni sera dovevo arrabbiarmi, urlare, disperarmi. Sentivo che quella roba lì non faceva bene alla vita che portavo in pancia e, dato che facevo quel lavoro da quando avevo 11 anni, ho pensato di potermi concedere una pausa. Solo che poi, quando ho deciso di riprendere, nessuno mi voleva più».

È vero che, pur non essendo cattolica, una volta ti sei trovata in una chiesa a pregare Maria?

«Sì, era un momento difficilissimo della mia vita in cui, oltre ai problemi sul lavoro, stavo affrontando un divorzio molto doloroso, con due bambini piccoli. Sono entrata nella chiesa di Santa Maria al Paradiso a Milano e ho visto questa statua di Maria con gli occhi puntati verso il cielo e le spade che la trafiggevano. Mi sono seduta accanto a lei e ho sentito che mi indicava la strada giusta da seguire. Da allora ogni volta che trovo la porta aperta entro e, anche per pochi minuti, mi fermo a pregare da lei».

Margot Sikabonyi con Andrea Bosca in Un'altra me
Margot Sikabonyi con Andrea Bosca in Un'altra me

Margot Sikabonyi con Andrea Bosca in Un'altra me

Senti ancora i tuoi colleghi di Un medico in famiglia?

«Giulio Scarpati lo sento poco, ma ci vogliamo un bene infinito. Così come adoro Lino Banfi che ho visto alla presentazione di un suo libro. Sento spesso Eleonora Cadeddu, l’“Annuccia” della serie, ma la persona che chiamo tutti i santi giorni è Milena Vukotic: lei per me è una sorella, una madre, la mia musa, il mio faro».