Il cinema di genere può essere la forma perfetta per far arrivare al pubblico una riflessione, una visione della realtà, più efficace di tante dissertazioni o di indagini numeriche. È quello che fa sicuramente The Substance, che quando uscì nelle sale nel 2024 portò al cinema in massa le nuove generazioni attratte dalla veste horror, ma anche il pubblico più maturo, curioso di vedere Demi Moore in un ruolo insolito.

Un film per altro osannato anche dalla critica, che ha riscosso13 minuti di applausi a Cannes, dove si è aggiudicato il Prix du scénario alla regista Coralie Fargeat, un Oscar per il miglior trucco e acconciatura, che avrebbe meritato anche Demi Moore, per cui era candidata, pur essendole poi stata preferita Mikey Madison per Anora, ma l’interprete di La lettera scarlatta, Ghost e Soldato Jane, si è consolata con un Golden Globe e un Critics' Choice Award).

© Universal Studios
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The Substance oscilla tra la distopia, il grottesco, l’horror e l’attenzione morbosa ai corpi tipica di registi come Greenaway e Cronenberg. La storia in sé è semplice: un’attrice Elisabeth Sparkle, che ha fatto la sua fortuna grazie alla sua bellezza e alla perfezione del suo corpo, tanto che in età matura è diventata la regina di un programma di aerobica, si vede licenziata da un cinico produttore televisivo (Dennis Quaid), che vuole mettere al suo posto una ragazza giovane.

Quando una misteriosa organizzazione la avvicina per proporle una «sostanza» che permette di creare, dalle sue stesse cellule e dal suo corpo, un suo doppione, giovane e perfetto, pur avvisata dei rischi, l’attrice accetta.

Quando si è posseduti da un demone, non si ascoltano mai le sirene, anche interiori, che ci mettono in guardia dai pericoli. Non accettando l’inevitabile cambiamento del corpo e l’adattamento, anche emotivo e di rappresentazione di sé, che esso comporta, resta una sola chimera da inseguire: fermare il tempo, anzi, in questo caso, tornare integri, alla propria fase d’oro, quella della giovinezza, della perfezione.

Ma il processo che dà vita a Sue, la sua controparte giovanile di , che emerge direttamente da una lacerazione della carne sulla sua schiena, è uno sdoppiamento di una persona che rimane una. Il problema è che le due manifestazioni si cannibalizzano a vicenda, sorde alle avvertenze ben chiare della «sostanza», diventano avide, vogliono prevalere l’una sull’altra, con effetti devastanti.

© Universal Studios
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Lo specchio della regina di Biancaneve, il quadro di Dorian Gray : sono tanti i riferimenti letterari a questa incapacità di accettare i segni che il tempo lascia nel corpo, nell’immagine riflessa (ma in Substance leggiamo anche echi del dilemma del doppio di Jekyll e Hyde, o dell’uomo Prometeo di Frankenstein). Ma mai come in questa epoca, esasperata dalla possibilità infinita di manipolare le immagini che offre l’intelligenza artificiale, e dove l’immagine e i rispettivi like dei social finiscono per creare una sorta di dipendenza, vediamo i corpi, quelli reali, sottoposti a trattamenti estetici che vanno ben oltre il normale prendersi cura di sé, per arrivare ad alterare i propri lineamenti, a infliggersi interventi chirurgici dolorosi e pericolosi, per poi spesso ritrovarsi con una caricatura di sé stessi. Il film, che, ripetiamo, sfocia nella dimensione horror e splatter, per alcuni può risultare eccessivo e disturbante, ma è sicuramente di forte impatto, e davvero rappresentato l’orrore di chi non si riconosce, di chi non sa rallentare, fermarsi, mutare, adattarsi, in altre parole crescere, e vede nell’invecchiare, con tutto quello che comporta, una sconfitta e non un transito e un punto di arrivo.

E non si tratta di un demone in agguato quando si arriva agli anta, ma di qualcosa che già condiziona la vita, emotivamente e psicologicamente, in modo più grave, dei giovanissimi, che spesso si sottopongono a interventi di chirurgia estetica durante l’adolescenza, che annullano le differenze, che sono il sale della vita e della bellezza, inseguendo i canoni del momento, per apparire tutti uguali, come automi perfetti e senza anima. E basta poco perché quell’immagine si incrini, e con essa anche l’integrità interiore.

Un film che può essere fruito a vari livelli e che può raccontare tanto anche ai giovanissimi, che amano il genere horror e che, tra un balzo sul divano e un cuore dai battiti accelerati, si ritroveranno ad avere tanti elementi di riflessione che arrivano non da un adulto verso cui magari tendono a chiudere i canali, ma da una storia.