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Per onorare la memoria di Andrea Camilleri (scomparso il 17 luglio 2019), la famiglia, e in particolare la nipote Arianna Mortelliti, anch’essa scrittrice, ha istituito nel 2025, anno del centenario della nascita dello scrittore siciliano, il Premio Andrea Camilleri - Nuovi Narratori.


La seconda edizione del Premio si è conclusa al Teatro Quirino di Roma con la cerimonia di premiazione dei vincitori. Gli autori si erano cimentati nella scrittura di racconti, fiabe, radiodrammi e poesie (queste le quattro categorie in cui è articolato il premio) ispirate al tema scelto per la seconda edizione ovvero: “L’altro”. Un invito ad autori e autrici a raccontare storie di alterità, relazione, cambiamento, accoglienza, a superare confini, esplorare l’incomprensione, cercare un linguaggio comune. Il tema richiama l’idea del pensiero di Camilleri sull’umanità e la fratellanza: «Non bisogna avere paura dell’altro, perché tu, rispetto all’altro, sei l’altro» scriveva Andrea Camilleri. L’altro non è un nemico, bensì una parte di noi, lo specchio attraverso cui ci riflettiamo. L’incontro con l’altro è un’opportunità che ci arricchisce nella capacità di accogliere ciò che ci è estraneo.


Altra caratteristica del premio, è quella di prevedere due sotto categorie per ogni sezione, ovvero “chiù picca di sissanta" e “chiù assà di sissanta” due definizioni in lingua siciliana, quella con cui Andrea Camilleri scriveva i suoi romanzi, significano Meno di sessanta anni e Più di sessanta anni. Questo perché non c’è limite al momento in cui si può prendere la penna, pardon la tastiera in mano e cimentarsi con la scrittura, come dimostra la biografia di Camilleri, che dopo una vita come funzionario Rai esordì e dopo un esordio nella letteratura con un editore a pagamento a 53 anni, conobbe il successo a partire dal 1992, all’età quindi di 67anni!


Omaggio quindi ai vincitori della seconda edizione, decretatati da una giuria che ha visto in campo scrittori, doppiatori, parolieri, poeti, attori: per la categoria radiodramma Gianluca Ingaramo, sezione "chiù picca di sissanta" con "Fermata cieca" e Paolo Tartamella, sezione “chiù assà di sissanta” con “Due uomini”; per il racconto breve Samuele Cerquetti, sezione “chiù picca di sissanta” con “Tu non sei di qui” e Susanna Oliva, sezione “chiù assà di sissanta” con “Lo spazio vuoto”; per la categoria fiaba Luisa Taibi, sezione “chiù picca di sissanta” con “Il giorno in cui nonno Angelo diventò piccolo” e Claudia Palombi, sezione “chiù assà di sissanta” con “L’orca Urka e il segreto di Alamò”; per la categoria poesia Rosa Maria Di Natale, sezione “chiù picca di sissanta” con “L’autru passìa” e Benedetto Minuto per la sezione “chiù assà di sissanta” con “Ho premuto il grilletto contro l’altro soldato”.
Le opere vincitrici sono pubblicate in un’antologia edita dalla casa editrice Gemma Edizioni. Il radiodramma vincitore per la sezione “chiù picca di sissanta” “Fermata cieca” di Gianluca Ingaramo sarà prodotto dal Teatro Metastasio di Prato e trasmesso su RAI Radio3. Il radiodramma “Tuo per sempre” di Mario Migliucci e Adriano Saleri vincitore del Premio Andrea Camilleri-Nuovi Narratori 2025 è andato in onda il 25 dicembre 2025 su RAI Radio3.
Ma è già il tempo di pensare alla prossima edizione, il cui tema sarà “Ciò che resta”, un invito agli autori a confrontarsi con la memoria e con “ciò che resta”: le tracce che persone, luoghi, esperienze e avvenimenti lasciano nelle nostre vite e nella storia. Per Andrea Camilleri la memoria è qualcosa che mantiene in vita. Ricordare, allora, non significa soltanto rivolgere lo sguardo verso ciò che è stato, ma continuare ad alimentarlo, impedire che scompaia, riconoscere quanto del passato continui ad agire nel presente. La memoria non è un archivio ordinato e immutabile. «La memoria a volte si disvela in quanto tale, altre gioca a nascondino e solo dopo ti accorgi che era memoria», afferma Camilleri. Ciò che resta può dunque essere evidente oppure nascosto, custodito consapevolmente oppure riaffiorare quando meno ce lo aspettiamo. Accanto alla memoria individuale esiste poi quella collettiva. «La storia non ci insegna nulla, ma ci ricorda tutto. E allora la nostra è una perdita di memoria volontaria». Dimenticare può essere naturale, ma può anche diventare una scelta. Interrogarsi su ciò che resta significa allora interrogarsi anche su ciò che una famiglia, una comunità, un popolo decidono di conservare, tramandare, rimuovere o dimenticare.


Trovate il bando sul sito del Premio





