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L'interno della Sinagoga tedesca, nel ghetto di Venezia, ricavata nei piani alti degli edifici nel 1528.
C'è una parola che Venezia ha consegnato al mondo, ma che porta con sé una storia di esclusione. È “ghetto” e nasce proprio qui, nel sestiere di Cannaregio, dove il 29 marzo 1516 la Repubblica della Serenissima decretò che gli ebrei residenti in città dovessero abitare in un'area delimitata e sorvegliata. Il nome, secondo l'etimologia più accreditata, deriva dal veneziano «geto», in riferimento alle fonderie che un tempo sorgevano in questa zona, dove si lavorava il metallo. Da allora, una parola legata a un luogo preciso è diventata sinonimo, in molte lingue, di segregazione.
È in questo angolo di Venezia, il più antico ghetto ebraico del mondo, che il 22 ottobre ha riaperto al pubblico, dopo sette anni di chiusura, il Museo Ebraico. Non soltanto un museo rinnovato, ma una porta d'ingresso a una storia lunga cinque secoli, fatta di fede, commerci, cultura, persecuzioni e convivenza. Una storia che appartiene alla comunità ebraica, ma anche alla città intera.
La presenza ebraica a Venezia, del resto, è molto più antica del Ghetto. Già dal X secolo sono documentati rapporti commerciali tra mercanti ebrei e la città. Nel 1385 il Senato autorizzò la residenza di un gruppo di prestatori ebrei, riconoscendo l'importanza del credito per l'economia veneziana. Ma con l'aumento della popolazione e le tensioni sociali arrivò la decisione del 1516: gli ebrei furono obbligati a vivere nel Ghetto Nuovo, i cui cancelli venivano chiusi ogni sera e riaperti al mattino. Le guardie che sorvegliavano gli accessi erano pagate dalla stessa comunità.
Eppure, dentro quei confini, la vita non si fermò. Il Ghetto divenne un luogo vivace, abitato da gruppi di diversa provenienza: tedeschi, italiani, levantini e sefarditi arrivati dalla penisola iberica. Ciascuno conservava le proprie tradizioni e il proprio rito religioso. Lo spazio limitato costrinse a costruire in altezza, dando vita a edifici insolitamente alti per Venezia. Al mattino, quando i cancelli si aprivano, il quartiere tornava a essere un centro di scambi e relazioni. Qui fiorirono studi religiosi, musica, letteratura e soprattutto la stampa ebraica, che fece di Venezia uno dei suoi centri più importanti.
Il museo, fondato nel 1954 dalla Comunità ebraica, nacque proprio dal desiderio di alcuni sopravvissuti alla Shoah di custodire e testimoniare questo patrimonio. Il primo nucleo occupava due stanze e raccoglieva oggetti rituali, argenti e tessuti sacri. Nel tempo la collezione si è arricchita di libri, manoscritti e testimonianze di una cultura millenaria.


La riapertura restituisce al pubblico un percorso più ampio e unitario, che supera la frammentarietà del vecchio allestimento. Le superfici espositive sono cresciute e il racconto si snoda attraverso installazioni multimediali, oggetti d'arte e la ricostruzione di una tipica abitazione ebraica, per avvicinare i visitatori anche alla dimensione più semplice e concreta della vita nel Ghetto: le case, le famiglie, il lavoro, le abitudini quotidiane. Non mancano spazi pensati per i bambini, perché la memoria possa diventare anche esperienza e scoperta.
Al centro del nuovo itinerario ci sono tre sinagoghe, chiamate “scole”: la Tedesca, la Canton e l'Italiana. Nascoste ai piani alti degli edifici, come voleva la tradizione del Ghetto, furono costruite tra il Cinquecento e il tardo Rinascimento. Non potendo edificare luoghi di culto autonomi, le diverse comunità ricavarono le loro aule di preghiera sopra le abitazioni e le botteghe. Oggi, dopo un attento restauro, tornano visitabili all'interno di un unico percorso, senza perdere la loro funzione di luoghi di culto. A queste si aggiungono le altre due sinagoghe storiche, la Levantina e la Spagnola, nel vicino Ghetto Vecchio.
Il Ghetto, intanto, non è un luogo rimasto prigioniero del passato. I cancelli furono abbattuti nel 1797, con l'arrivo di Napoleone, e l'obbligo di residenza venne meno. Le leggi razziali del 1938 e la persecuzione nazista riportarono però la tragedia nella vita degli ebrei veneziani: oltre duecento furono deportati e uccisi. Oggi la Comunità ebraica conta circa cinquecento persone e riaprire le porte del museo significa, oggi, permettere a tutti di attraversare la storia e riconoscerla.


Dal 1 al 15 novembre il Mev, Museo ebraico di Venezia osserverà il seguente orario:
Da domenica a giovedì
dalle ore 10:00 alle ore 17:30 – ultimo ingresso ore 16:45
Il venerdì
dalle ore 09:00 alle ore 15:00 – ultimo ingresso ore 13:45
Per ulteriori informazioni e prenotazioni: www.ghettovenezia.com





