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Scontri in piazza del Duomo durante la manifestazione 'Italia in piazza' del 17 Ottobre 2026 a Milano
Il diritto di manifestare è previsto dalla Costituzione, così come, è sottolineato dalla Carta, quello di riunirsi pacificamente e senz’armi. Lo spiego ogni anno ai miei studenti, insistendo con forza sul fatto che a ogni diritto corrisponde un dovere. Così si sono svolte manifestazioni convocate in molte città italiane, anche a Milano.
Peccato però che, a una prima manifestazione pacifica e rispettosa dei diritti di tutti, sia seguita una coda violenta, che non ha nulla a che fare con i cori e le richieste di studenti, insegnanti e cittadini scesi in piazza. Disordini che sono continuati e, se possibile, sono diventati ancora più violenti con il passare delle ore. Ma chi correva come un ossesso per le strade, rompendo e razziando negozi, non era chi ci aspettavamo: ragazzini giovanissimi che hanno trasformato, domenica, il centro di Milano nel palcoscenico della loro inspiegabile, almeno per il momento, follia.
Convocati dal pifferaio di Hamelin, il loro smartphone, attraverso i messaggi che facevano viaggiare sui social più frequentati dai giovani la chiamata alla rivolta. Ma c’è un seguito. Lo stesso pifferaio, l’algoritmo fantasma, il giorno dopo ha iniziato a invadere i social di studenti, famiglie e chat di classe con messaggi apocalittici, annunciando razzie e violenze di vario tipo. Anche una collega preoccupata, alla quale erano stati girati alcuni di questi messaggi, mi ha contattata chiedendomi: «Che cosa dobbiamo fare?». Le ho risposto di prendersi un attimo di tempo e, dopo aver verificato la fonte, di rivolgersi eventualmente alle forze dell’ordine.
Oggi ho avuto la conferma dagli organi di informazione che si trattava di messaggi generati soltanto per creare altro caos e mettere in ansia le famiglie, così che molti non stanno mandando i figli a scuola. Tutto questo mi ha fatto pensare a una caricatura che anni fa proponeva il comico Antonio Albanese: Il ministro della paura. Cercatela sul web. C’è una frase che mi ha colpita e fatta riflettere, anche alla luce dei fatti di questi giorni: «Una società senza paura è come una casa senza pavimento». Che il pifferaio l’abbia presa sul serio?











