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Ci sono luoghi in cui la geografia smette di essere soltanto spazio per farsi tempo, memoria e promessa. La spiaggia di Lignano Sabbiadoro, in questo ottobre autunnale che stende un velo mite sul mare Adriatico, non è uno sfondo qualunque. Dal 18 al 21 ottobre, tra i pini e le viuzze del Camping Bella Italia Efa, si radunerà una comunità viva, composita, abituata a calpestare la polvere delle periferie umane ed esistenziali. Ragazzi scampati alle proprie macerie interiori, educatori dalla pelle dura e dagli occhi attenti, responsabili, volontari, compagni di strada. Si ritrovano per il XXXVI Capitolo Nazionale della Fondazione Exodus.
Eppure, per la prima volta in oltre quarant’anni di storia, tra quella folla vociante manca la figura patriarchica, la presenza debordante, il mantello ruvido e la parola graffiante di don Antonio Mazzi. Il fondatore non c’è più. Ma la sua assenza non ha il sapore amaro dell’abbandono o della resa; somiglia piuttosto a un testimone che passa di mano in mano, a un’eco che chiede di farsi voce nuova.


«I sogni sono sempre giovani»: è questo il titolo scelto per questo passaggio d’epoca. Non uno slogan pubblicitario, né un esercizio di facile retorica consolatoria. È l'ultima frase che don Antonio ha consegnato ai suoi prima di chiudere gli occhi: un monito severe e dolcissimo al tempo stesso, un'eredità morale che impone di non rassegnarsi mai alla dittatura del presente, del già visto, del non c’è più nulla da fare.
«Un’assenza che non interrompe il cammino, ma invita a ritrovarsi, a riconoscere le proprie radici e a interrogarsi su come continuare a dare forma a un sogno che appartiene ormai a un’intera comunità», riflette Franco Taverna, Presidente della Fondazione. Perché il Capitolo è sempre stato la bussola di Exodus: l’assise in cui si tirano le somme, si contano le ferite, si ricalibrano le rotte delle Case d'accoglienza diffuse sul territorio, ci si guarda negli occhi senza nascondersi le spine e le fragilità.
Raccogliere un’eredità educativa senza scivolare nella sterile nostalgia è la sfida più grande per chi resta. Lo sottolinea con chiarezza Cristina Mazza, Coordinatrice del Tavolo di Fondazione: «Un sogno non coincide con chi lo ha immaginato per primo. Continua a vivere quando altre persone lo fanno proprio, lo mettono alla prova e lo trasformano in gesti concreti. Questo è il senso più profondo del Capitolo: raccogliere l’eredità di don Antonio senza fermarsi al ricordo, riconoscendo nelle esperienze quotidiane la possibilità di continuare a generare futuro».
Quattro giorni, quattro stazioni di un unico grande viaggio educativo e spirituale:
Domenica 18 ottobre – “Il sogno che ci raduna”: È la giornata degli abbracci e dell'impronta iniziale. La memoria viva di don Mazzi risuonerà attraverso parole, immagini, canti e filmati. Nessuna santificazione imbalsamata, ma il richiamo alle intuizioni originiarie di una storia collettiva, chiudendo la serata con la musica festosa dei Boomers.
Lunedì 19 ottobre – “Il sogno condiviso”: La comunità si interroga sul presente. Chi è oggi Exodus? Come rispondere alle nuove forme di solitudine e di disagio che attraversano i giovanissimi? È il momento della verifica coraggiosa delle Case e dei progetti. La sera spazio alla creatività dei ragazzi con l’ormai tradizionale appuntamento "Il Paese delle Meraviglie".
Martedì 20 ottobre – “Il sogno che ci mette in gioco”: L’educazione in Exodus ha sempre avuto il corpo, il sudore e la terra al suo centro. Attraverso "Il Grande Gioco", organizzato in collaborazione con il Centro Sportivo Italiano (CSI - Comitato di Como), i partecipanti si sfideranno in un’esperienza di sport e collaborazione, prima di raccogliersi nella veglia serale e nella Celebrazione Eucaristica.
Mercoledì 21 ottobre – “Il sogno in cammino”: È il tempo della sintesi e del mandato. I delegati lasceranno Lignano non con la nostalgia nel cuore, ma con impegni precisi, nuove responsabilità e una rotta condivisa da tracciare sui territori.
Abbandonare le certezze del passato per avventurarsi nei territori inesplorati della fragilità contemporanea: questa è la vera fedeltà a don Antonio Mazzi. Perché un’opera educativa non vive per conservare sé stessa, ma per continuare a spalancare finestre dove prima c’erano solo muri. A Lignano Sabbiadoro non si celebra un funerale del passato, ma la prima pietra del domani. Perché i sogni, quando sono veri, non invecchiano mai con gli uomini che li hanno partoriti: continuano a camminare sulle gambe di chi sceglie di non smettere di crederci.








