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La celebrazione dei vespri nella Cattedrale Metropolitana di Montevideo.
«Invito i miei fratelli vescovi di tutto il mondo a promuovere, nelle loro diocesi, giornate di preghiera e di digiuno per l’incremento delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata». È stato l’appello lanciato da Leone XIV, durante la celebrazione dei vespri con i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i religiosi, le religiose e i seminaristi nella cattedrale dell’Immacolata Concezione e dei Santi Filippo e Giacomo, a Montevideo, al termine della prima giornata in Uruguay.
«Che le parrocchie, le famiglie e le comunità religiose si uniscano in questa invocazione, e che l’esempio di questa terra incoraggi molti altri a pregare con la stessa fiducia!», ha esortato il Pontefice, che ieri 6 novembre ha cominciato in Uruguay il suo lungo viaggio in America Latina, il sesto internazionale.
Papa Leone ha ricordato quanto avvenuto nel 2024 in Uruguay: quell’anno il Seminario interdiocesano Cristo Rey non aveva accolto nuovi candidati. La Pastorale giovanile dell’Arcidiocesi di Montevideo, allora, decise di fissare un calendario di momenti di preghiera, digiuno e opere di misericordia per le vocazioni. Nel 2025 in seminario sono entrati cinque giovani, nel 2026 otto.


Il Papa passa in mezzo alla folla, diretto verso la Cattedrale di Montevideo.
(REUTERS)Alla celebrazione dei vespri, il presidente della Conferenza episcopale dell’Uruguay, monsignor Milton Luis Tróccoli Cebedio, vescovo di Maldonado-Punta del Este-Minas, ha dato il benvenuto al Papa, ricordando le ferite della sua terra, le tante persone fragili, lasciate ai margini: «Ci sono famiglie che vivono nell’angoscia e non hanno il necessario per una vita dignitosa, giovani che non trovano motivi di speranza, migranti che hanno dovuto lasciare la propria patria e i propri cari, e persone anziane che trascorrono le loro giornate in solitudine. Le dipendenze e la povertà feriscono vite concrete. Dietro ognuna di queste realtà c'è un volto, una storia che ha bisogno di sapere che la sua vita conta davvero».
Il presule ha parlato della generosità silenziosa di tutti coloro che si prendono cura degli altri. E affermato il valore della presenza costante e della missione di sacerdoti, diaconi, seminaristi e persone consacrate. «Essi conoscono in prima persona questi volti. Percorrono lunghe distanze per raggiungere ogni comunità; sostengono chi vive un lutto, insegnano, ascoltano, celebrano e rimangono quando gli altri se ne vanno. Molti servono con gioia e perseveranza, aprono cammini di opportunità e di speranza».
A tutti loro monsignor Tróccoli Cebedio ha voluto rivolgere un sentito ringraziamento, perché «la loro dedizione, spesso nascosta o inavvertita, è preziosa per questa Chiesa, la nostra Chiesa». Infine il presule ha aggiunto: «Vogliamo essere una Chiesa che va incontro, che si prende cura dei più fragili e sa chiedere perdono quando non è stata all'altezza del Vangelo. Una Chiesa dove laici, ministri ordinati e persone consacrate camminino insieme, si ascoltino e condividano la gioia di annunciare Gesù. In un Paese in cui convivono diverse credenze e convinzioni, desideriamo offrire la nostra fede con rispetto e libertà, e continuare a lavorare con tutti coloro che ricercano il bene comune».







