Quando si parla di lotta alla crisi climatica, le tentazioni sono due: attribuire tutte le colpe ai governi e alle grandi industrie, esautorandoci da qualsivoglia responsabilità personali, rimuovere il tema fino al successivo evento meteorologico estremo. Ma se da poco è terminata l’estate più calda degli ultimi 50 anni, la crisi climatica ci impone di ripensare profondamente, oggi, al nostro stile di vita. «Piccolo o grande che sia, le scelte della vita quotidiana possono contribuire o meno a ridurre l’impronta ambientale», dice Andrea Minuto, responsabile scientifico di Legambiente. La questione è sempre l’eccessiva produzione di anidride carbonica, connessa alle prassi più diffuse del nostro vivere, e la sua immissione nell’atmosfera.

Andrea Minutolo, responsabile scientifico Legambiente

Ogni attività umana ha un «costo ambientale», ricorda l’esperto di Legambiente.«Modificare la nostra impronta ambientale è il primo e fondamentale passo per spingere verso un cambio di paradigma». Dalla tavola alla mobilità, passando per le tecnologie digitali, vediamo allora quali sono le dieci azioni che possono ridurre il nostro impatto ambientale e contrastare il riscaldamento globale.

1. RIDURRE IL CONSUMO DI CARNE, PREFERIRE PRODOTTI A KM ZERO
«Il settore agrozootecnico e gli allevamenti intensivi rappresentano una delle fonti più impattanti in assoluto in termini di emissioni e consumo di risorse idriche – dice Minutolo – occorrerebbe rinunciare alla carne anche solo una volta alla settimana e, soprattutto, in tavola preferire la qualità alla quantità». Prodotti che fanno il giro del continente prima di arrivare nei nostri piatti, portano con sè chilometri e chilometri di strada percorsa con il conseguente utilizzo di carburante e combustibili fossili.

Pigs in a smart factory farm with digital tracking; data bars indicate health and growth stats. Hog and swine industry. 3D graphs
Pigs in a smart factory farm with digital tracking; data bars indicate health and growth stats. Hog and swine industry. 3D graphs
Un allevamento intensivo di maiali (Getty Images)

2. BERE ACQUA DEL RUBINETTO
L’Italia è uno dei Paesi al mondo con il più alto consumo di acqua in bottiglia. Un paradosso logistico e ambientale che vede camion viaggiare da un capo all’altro della penisola per trasportare acqua confezionata nella plastica, a fronte di una rete idrica potabile tra le migliori d'Europa. «Al di là di alcune zone in cui i disservizi idrici sono molteplici, la soluzione è bere l'acqua di casa, eventualmente affinata con filtri domestici per migliorarne le proprietà organolettiche – nota ancora Minutolo – indispensabile sarebbe poi intervenire sulla distribuzione: il 40% dell’acqua potabile viene dispersa lungo il tragitto alle abitazioni». A questo problema strutturale si aggiunge l'uso improprio che facciamo dell'acqua potabile tra le mura domestiche, impiegandola per sciacquoni, pulizia dei terrazzi o irrigazione. «Fare attenzione ai consumi quotidiani significa preservare una risorsa oggi quanto mai preziosa».

3. USARE LE GAMBE E NON SOLO L’AUTO
Con una media di oltre 66 auto ogni 100 abitanti, l’Italia registra un tasso di motorizzazione da record. L’automobile, per altro, spesso è utilizzata per percorsi brevi brevissimi, tra i 2 e i 5 chilometri. «Sostituire l'automobile con spostamenti a piedi, in bicicletta, con i mezzi pubblici o avvalendosi di sistemi di sharing non solo riduce l'emissione di anidride carbonica e alleggerisce il traffico, ma garantisce benefici diretti alla salute».

Moscow, Russia - August 08, 2017: Traffic jam. Blurred silhouettes of cars surrounded by steam from the exhaust pipes. Environmental pollution
Moscow, Russia - August 08, 2017: Traffic jam. Blurred silhouettes of cars surrounded by steam from the exhaust pipes. Environmental pollution
La piaga del traffico automobilistico (Getty Images)

4. CALIBRARE IL RAFFRESCAMENTO
«Impostare il condizionatore a 20 °C quando fuori ce ne sono 45 fa bene alle bollette e, soprattutto previene il surriscaldamento microclimatico delle città», prosegue l’esperto di Legambiente. Raffrescare a 30° C è un buon compromesso fra il sollievo personale da afa e caldo e il contenimento delle emissioni di calore prodotto dagli impianti di condizionamento.

5. MODERARE IL RISCALDAMENTO
Con inverni sempre meno rigidi, l’abitudine a riscaldare oltremodo l’appartamento si può rivedere senza grandi fatiche. «Al posto di scaldare e magari tenere aperte le finestre, meglio ridurre le temperature domestiche e, eventualmente, abituarsi a indossare un abito in più».

6. USARE IL DIGITALE CON CONSAPEVOLEZZA
«In tempi recenti sta aumentando il dibattito attorno alla costruzione dei data center, al consumo di suolo e all’utilizzo dell’acqua per il raffrescamento delle strutture. Ma a cosa servono i data center se non a supportare l’uso dell’AI e dei dispositivi con cui siamo sempre connessi?», chiede retoricamente Minuto. Il virtuale, infatti, ha un costo ambientale rilevante. «Evitare l'accumulo superfluo di dati, foto e contenuti è un modo per contenere l'impronta energetica digitale».

7. ALLUNGARE LA VITA DEI DISPOSITIVI ELETTRONICINI
Sostituire lo smartphone ogni anno per seguire le tendenze genera una mole insostenibile di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). «Acquistare dispositivi di qualità, prendersene cura e utilizzarli per diversi anni riduce le emissioni e l'estrazione di materie prime legate alla catena produttiva globale», è allora il consiglio dell’esperto.

8. NO ALLA FAST FASHION
Il settore tessile legato alla fast fashion ha impatti devastanti in termini idrici, energetici e sociali. Ancora Minutolo: «Abiti acquistati a pochi euro compiono migliaia di chilometri prima di arrivare nei nostri armadi per essere usati pochissime volte. La colpa però, non è sempre delle grandi catene: se c’è offerta significa che c’è anche domanda. Passare da una logica quantitativa a una qualitativa significa scegliere capi durevoli e trasparenti lungo tutta la filiera».

9. QUALITÀ SULLA QUANTITÀ
Il ragionamento del punto precedente si applica in tutti i campi, non solo nell’abbigliamento. La tendenza al consumismo e all’usa e getta lavora certamente a favore del surriscaldamento climatico. Prima di acquistare qualcosa di nuovo, domandarsi se davvero ne abbiamo bisogno o se possiamo trovare una soluzione più sostenibile. Il primo passo è chiedere a vicini e conoscenti, o al mercato second hand, quel che fa al caso nostro.

10. SUPERARE LA SINDROME NIMBY E ACCOGLIERE LE RINNOVABILI SUL TERRITORIO
Per completare la transizione ecologica occorre superare la resistenza locale alle fonti pulite. «Ad esempio, opporsi all'installazione di impianti eolici o solari vicini a casa finisce per prolungare la dipendenza da petrolio, gas e nucleare, che comportano costi ambientali e climatici ben maggiori». In gergo si chiama sindrome Ninby: Not In My Back Yard, che potremmo più o meno tradurre con un “non a casa mia”. «Ma siamo chiamati ad accettare le infrastrutture necessarie, altrimenti non ci sarà mai cambiamento», chiosa il responsabile scientifico di Legambiente.

Un’azione dopo l’altra, l’importante sarebbe quindi passare quindi da una cultura dell'accumulo e del consumo rapido a una cultura della qualità e della cura. Chiude Minutolo: «Ripeto: che si tratti di un abito, di un telefono, di un piatto di stagione, ritrovare la consapevolezza del valore delle cose è la via per costruire una risposta collettiva ed efficace alla crisi climatica».