Sono otto milioni gli italiani che convivono con un disturbo mentale. La stima, applicando al Paese i dati dello studio pubblicato su The Lancet – 1,17 miliardi di casi nel mondo, quasi il doppio rispetto al 1990 – è di Massimo Cozza, direttore del Dipartimento di Salute mentale della Asl Roma 2. Una fotografia che, nella Giornata mondiale dedicata al benessere psichico, racconta un sistema in affanno: di questi otto milioni, appena il 10 per cento risulta preso in carico dalle strutture territoriali.
 

I numeri, del resto, parlano da soli. Nel 2024 i Dipartimenti di salute mentale hanno assistito quasi 850mila persone, erogando oltre dieci milioni di prestazioni. Ma il modello resta centrato sulle strutture: l’81,7 per cento degli interventi avviene nelle sedi dei Dsm, solo l’8,3 per cento a domicilio. E la geografia pesa: la spesa pro capite va dai 37 euro l’anno della Campania ai 115 di Bolzano, con una media nazionale di 75. La rete di prossimità fatica a decollare: delle 1.715 Case di Comunità programmate, 781 hanno almeno un servizio attivo, ma solo 334 – il 42,8 per cento – offrono supporto per la salute mentale. Quelle pienamente operative sono appena 66.

Il disagio, però, non risparmia nessuno. Il 74,1 per cento degli italiani ha avuto esperienze dirette o indirette con problemi di salute mentale: il 34,2 per cento in prima persona, il 36,3 attraverso familiari o conoscenti. Tra i giovani la situazione è ancora più fragile: tre disturbi su quattro esordiscono entro i 24 anni. Nei primi nove mesi del 2026 le richieste di aiuto legate alla salute mentale raccolte da Telefono Azzurro sono passate da 687 a 1.286 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E sui social, nei primi sei mesi dell’anno, sono stati oltre 138mila i post dedicati al tema.

In questo scenario arrivano anche le parole di Papa Leone XIV, particolarmente attento al tema. Nel video con le intenzioni di preghiera per il mese di ottobre, il Pontefice ha affidato al «Dio della vita» quanti soffrono di «ansia», «depressione» e «qualsiasi altra malattia mentale», ferite tanto più dolorose in quanto vissute spesso nella solitudine e nell’indifferenza del prossimo. «Fa’ che la tua Chiesa sia una casa aperta, uno spazio sicuro dove tutti abbiano un posto, una comunità che accompagna e non esclude, che ascolta senza giudicare e si avvicina senza paura», ha pregato.

Già lo scorso maggio, ricevendo i partecipanti all’incontro «Mappe di speranza per un’agenda educativa regionale», Leone XIV aveva messo in guardia dal ridurre la salute mentale a una questione clinica o tecnica. «Molti giovani – aveva detto – possiedono strumenti tecnologici sempre più sofisticati, ma hanno difficoltà a trovare un senso in cui vivere, sperare, amare e persino soffrire». E a marzo, in udienza ai partecipanti al convegno promosso dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa e dall’Oms, era stato ancora più netto: «La salute non può essere un lusso per pochi».

Uno «sguardo urgente», aveva aggiunto, va posto sulla salute mentale dei giovani, «perché le ferite invisibili della psiche non sono meno pesanti di quelle visibili».

E se è vero che la scienza, la psicologia e le neuroscienze sono indispensabili, è altrettanto vero – come ricorda il Papa – che l’uomo può superare le proprie fragilità solo «all’interno di un orizzonte di significato». Un orizzonte che, in Italia, resta ancora troppo spesso confinato nei reparti, lontano dai luoghi di vita.