Abbiamo la memoria corta o semplicemente stiamo sacrificando il futuro in nome di interessi immediati? La domanda sorge spontanea di fronte alla pubblicazione del Rapporto del sistema nazionale per la protezione dell’ambiente sul consumo di suolo in Italia.

Veniamo da una delle estati più calde della storia (da quando le misurazioni sono rilevabili scientificamente), durante la quale abbiamo detto: bisogna costruire meno, togliere l’asfalto dal suolo, liberare Madre Terra, piantare migliaia di alberi, estendere le aree verdi...

Dopo ogni alluvione o esondazione di un corso d’acqua, siamo tutti d’accordo nel sostenere che bisogna permettere al terreno di assorbire le precipitazioni e incanalare i corsi d’acqua, liberando, ancora una volta, la superficie terrestre, anziché costruire autostrade che la trasportano senza assorbirla…

ANSA

E poi? Poi facciamo tutto il contrario. Il Rapporto del sistema nazionale per la protezione dell’ambiente è impietoso: nel 2025 abbiamo sfondato il limite delle decine di migliaia di ettari di suolo consumati portandoci a 10.243, un balzo in avanti del 22% rispetto al già insostenibile dato del 2024 (8.370 ettari). Si tratta di 28,1 ettari al giorno (nel 2024 erano 23) o 3,25 metri quadrati al secondo (contro i 2,7 del 2024). Dati che dovrebbero sconvolgere chiunque abbia a cuore il futuro della nostra casa comune e il destino delle giovani generazioni.

A cosa è dovuto tale consumo record del suolo? All’origine di ogni problema ci sono i piani urbanistici, sempre più al servizio dei costruttori e sempre meno attento all’ambiente. Ogni amministratore scarica la responsabilità su chi l’ha preceduto, salvo non intervenire durante la gestione del suo mandato. Poi il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che spesso si è tradotto in nuovi metri cubi di cemento, come monotona idea di sviluppo. Le Olimpiadi invernali. I data center sempre più numerosi e onnivori. Le zone economiche speciali (Zes). La logistica. L’alta velocità ferroviaria, strade, parcheggi, stadi e sempre tanta tanta edilizia “civile” su suoli prima liberi…

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: siamo un Paese sempre meno verde e sempre più grigio.

Sono quattro le Regioni che hanno superato il tetto dei mille ettari. Il primato di consumo di suolo regionale se lo aggiudica la Sicilia con 1.619 ettari nell’anno 2025. Segue a ruota il Lazio con 1.436 ettari. Al terzo posto la Puglia con 1.198 ettari. Infine, la Lombardia che nel 2025 ha asfaltato 1.093 ettari, confermandosi di nuovo Regione leader di consumo di suolo, sempre in vetta alle classifiche.

Le peggiori città? Roma con quasi 80 ettari; Foggia oltre gli 80; Milano con 35; Cagliari supera i 50; Venezia 33,4 ettari; Ravenna 41 ettari; Padova oltre 20; Forlì quasi 20 (a nulla è servita la lezione di depavimentazione portata a termine nel 2022); Perugia 14,3; Chieti oltre 16; Catania arriva addirittura a sfiorare i 200; Viterbo i 100 (probabilmente per le distese di pannelli fotovoltaici).

E siccome non c’è mai fine al peggio, buona parte di questi ettari di suolo sono stati cementificati in aree pericolose: 1.106 ettari sono stati cementificati nelle aree a media pericolosità idraulica; 706,6 gli ettari cementificati o asfaltati nelle zone che hanno una qualche suscettività franosa; dentro 300 metri dalla costa sono stati consumati altri 131 ettari (la maggior parte in Sardegna , Puglia e in Sicilia).

Ulteriore pessima notizia, quasi incredibile: nel 2025 altri 106,7 ettari sono stati strappati alle aree protette (Campania, Puglia, Piemonte e Marche in testa).

L’unica buona notizia viene dal ripristino dl verde: 746 ettari, purtroppo solo il 7,3% del consumo di suolo del 2025.

Procediamo così allegramente verso il disastro, pronti a fare nuove gigantesche promesse alla prossima ondata di caldo o alluvione.