«L'intelligenza umana non ha nulla di particolare rispetto alle altre forme di intelligenza. E, possiamo starne certi, l’Intelligenza artificiale non ci salverà dai guai in cui ci siamo infilati». Stefano Mancuso, direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV) dell’Università degli Studi di Firenze, è il direttore scientifico di Pianeta Terra Festival, a Luca dall’8 all’11 ottobre, quest’anno dedicato proprio alle Forme di intelligenza.

Mancuso, cosa è l’intelligenza?
«Per lungo tempo l’abbiamo identificata con una facoltà individuale, misurabile, centrata sulla razionalità logico-matematica. Ciò succedeva perché abbiamo sempre cercato di trovare qualcosa che ci differenziasse dal resto dei viventi. Le definizioni che si sono succedute nei secoli tendevano quindi a descriverla in riferimento ad alcune capacità e caratteristiche prettamente umane: l'uso degli strumenti, il pensiero astratto, il pensiero logico. Poi, con l’avanzare della ricerca scientifica, ci si è accorti che queste caratteristiche, che prima ritenevamo specifiche della mente umana, in realtà sono presenti in molte altre specie: negli animali, nelle piante e addirittura nei batteri».

La scorsa edizione di Pianeta Terra Festival

Quindi chi è dotato di intelligenza?
«La vita stessa: oggi si tende a immaginare l'intelligenza come una caratteristica, una prerogativa della vita: la capacità di risolvere problemi, utilizzando la memoria come base per l'apprendimento di nozioni e come fonte per la risoluzione di problemi nel futuro».
Si parla di intelligenza anche in riferimento alle piante?
«Questi esseri viventi che noi normalmente consideriamo più prossimi all'inorganico, come se facessero parte del paesaggio, sono invece una forma di intelligenza molto diversa dalla nostra, con strategie di adattamento brillantissime. Dimostrano capacità sorprendenti volte alla sopravvivenza nell’ambiente in cui abitano, strategie che hanno come obiettivo il massimo beneficio per la specie e non la risoluzione del problema individuale».
Ci sarebbe da imparare dalle piante…
«Sicuramente. Anche perché spesso la risoluzione del problema individuale contrasta con il beneficio massimo per la specie».
Cosa differenza l’intelligenza umana da quella delle altre specie?
«Abbiamo sempre pensato che l'intelligenza fosse il frutto di un organo specifico, il cervello. Ma se così fosse, riguarderebbe solo lo 0,3% della vita del pianeta, il che equivarrebbe a dire che il 99,7% della vita che rimane su questo pianeta è stupida. Ma non è immaginabile che una forma di vita riesca a sopravvivere decine di milioni di anni senza avere la capacità di rispondere nella maniera più efficiente ai problemi che le vengono posti».
Nel mentre abbiamo definito “intelligenti” oggetti inanimati di uso quotidiano...
«Esattamente: telefonini intelligenti, TV intelligente, frigoriferi intelligenti fino ad arrivare all'intelligenza artificiale. In realtà tutte queste cose che noi chiamiamo intelligenti sono solo delle formule, degli algoritmi che lavorano su quantità statistiche e non hanno niente a che fare con la creatività dell'intelligenza né tanto meno con l'uso di un cervello».
Come valuta l’Intelligenza artificiale?
«È in grado di fare delle cose che nessun'altra intelligenza è in grado di fare, soprattutto dal punto di vista logico razionale. L’abbiamo generata noi. Questo però non ci deve indurre a credere che abbiamo un’intelligenza superiore, anzi. La specie umana non sta dando grandi prove di intelligenza. L’Homo sapiens ha soltanto 300.000 anni e, nonostante il progresso tecnologico, abbiamo gli stessi appetiti e desideri del Neolitico. Peggio ancora, negli ultimi tempi ci stiamo comportando in una maniera che potrebbe essere definita stupida: non c'è al mondo un'altra specie vivente che – come la nostra - distrugge l'ambiente dal quale dipende la propria sopravvivenza».

Un laboratorio scientifico per bambini

Cosa differenzia l’intelligenza naturale da quella artificiale?
«L'intelligenza artificiale non ha niente di innovativo rispetto all'intelligenza naturale e in particolare rispetto a quella umana: si nutre di tutto ciò che ha creato e ha scritto l'uomo fino a oggi. In tutta la sua storia il genera umano ha prodotto macchine che amplificavano i suoi limiti fisici, cioè gli permettevano ad esempio di spostarsi più velocemente e andare più lontano. L'intelligenza artificiale, invece, è una novità completa perché è la prima volta che costruiamo qualcosa la cui funzione non è amplificare una dimensione fisica, quanto il nostro modo di pensare».
Iniziano qui le complessità?
«Sì, perché si può pensare in una maniera giusta e in una maniera sbagliata. Oggi amplifichiamo miliardi di volte il nostro modo di pensare, ma nel prendere decisioni non pesa solo la logica. Con l’Intelligenza artificiale rischiamo di amplificare la parte negativa, oscura del nostro modo di pensare, andando verso incommensurabili pericoli. Se l’AI risolve i problemi a beneficio dell'individuo, perché a questo è addestrata, chi penserà a beneficio della comunità? In pochi mesi o pochi anni potremmo aver creato una macchina più intelligente dell’uomo: sarà inarrestabile, non potremmo fermarla».
Dalla distribuzione iniqua delle risorse alla crisi climatica, per affrontare le sfide dell’oggi è meglio contare sull’intelligenza artificiale o su quelle naturali?
«Non sarà certamente l’intelligenza artificiale a toglierci dai guai in cui ci siamo cacciati. È mai intelligente una specie che consuma tutte le sue risorse togliendole alle generazioni future della propria specie? È intelligente una specie che distrugge l'ambiente dal quale deriva la sopravvivenza della propria specie? La mia risposta, breve, è no».