E adesso cosa succederà? Il mondo trattiene il fiato dopo il massiccio attacco militare lanciato su Stati Uniti e Israele sabato 28 febbraio sull’Iran, con centinaia di obiettivi colpiti su tutto il territorio nazionale. Non solo infrastrutture militari e strategici: le bombe hanno sono piovute anche su aree ad alta densità di civili, come una scuola femminile nel sud del Paese: decine e decine di bambine sono morte sotto le macerie della loro scuola femminile.

Secondo i dati della Mezzaluna Rossa iraniana, gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l'Iran hanno causato almeno 201 morti e 747 feriti. In risposta, l’Iran ha lanciato missili e droni contro Israele e installazioni statunitensi in vari paesi del Golfo (Bahrain, Qatar, Emirati, Kuwait, Arabia Saudita), e ha chiuso lo Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il traffico energetico globale.

Ci sono state esplosioni udite e sirene in varie città, e almeno alcuni feriti segnalati a Dubai. L’ex ct dell’Italia Roberto Mancini, da Doha, la capitale del Qatar dove oggi allena l’Al-Sadd, così ha raccontato al Tg1: «Ha iniziato a suonare l'allarme sul telefono, con scritte in arabo. Da stamattina, ne sono arrivati cinque o sei e poco dopo sentivamo le esplosioni. Eravamo a messa, sono arrivati gli alert mentre eravamo in chiesa: ci dicevano di tornare subito a casa e di restarci». Il ministro della Difesa Guido Crosetto è invece rimasto bloccato a Dubai a seguito degli attacchi.

Intanto dall’Iran è arrivata la conferma della morte, a seguito degli attacchi di ieri, del leader supremo dell'Iran dal 1989, l'ayatollah Ali Khamenei, di diversi membri della sua famiglia, del segretario del Consiglio di Difesa, dell comandante del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, del capo di Stato Maggiore e del ministro della Difesa. Spetterà ora all’Assemblea degli Esperti, un organismo di 88 alti religiosi eletti, dovrà scegliere il prossimo nuovo leader supremo. Intanto il potere è esercitato da un consiglio provvisorio formato dal presidente in carica, dal capo della magistratura e da un membro del Consiglio dei Guardiani, che ha promesso “una risposta devastante” agli attacchi

Il presidente americano Donald Trump ha detto che l’operazione può terminare entro pochi giorni se l’Iran smette di perseguire programmi nucleari e missilistici. Alle forze armate ha assicurato che, se depongono le armi potranno ricevere immunità, altrimenti dovranno affrontare una “morte certa”. Trump si anche rivolto alla popolazione civile, affermando che «questo è un momento in cui il popolo potrebbe riprendere il controllo del proprio destino, Condanna per quanto sta avvenendo è invece arrivata da Russia e Cina (che dipende molto dal petrolio iraniano), mentre l’Unione Europea ha sottolineato la necessità di proteggere i civili, rispettare il diritto internazionale e mantenere aperti i canali diplomatici per far cessare al più presto l’uso delle armi. Se questo avvenisse, sarebbe ovviamente lo scenario più favorevole, ma al momento non sembra il più probabile. Quello peggiore è un lungo conflitto allargato anche ai Paesi del Golfo alleati degli Stati Uniti da un lato e ai gruppi terroristici fiancheggiati dall’Iran, il cosiddetti “proxy” dall’altro, come gli Hezbollah libanesi e quel che resta dei palestinesi di Hamas. Su tutto, aleggia lo spettro del nucleare come ha minacciato la portavoce del ministero degli esteri russo Maria Zakharova. Di sicuro questi attacchi si inseriscono nella guerra economica che gli Stati Uniti hanno ingaggiato con la Cina per il controllo dell’energia: ieri il Venezuela, oggi l’Iran e domani Cuba.