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Soccer Football - International Friendly - Argentina v Benin - Estadio Monumental, Buenos Aires, Argentina - October 6, 2026 Argentina's Lionel Messi speaks to fans following his final international match REUTERS/Matias Baglietto
Final sì, un po’ triste anche perché tutti gli addii lo sono sempre, anche a quando arrivano a tempo debito dopo che si è dato e avuto tutto, ma non solitario. L’ultimo tango in maglia albiceleste Lionel Messi lo ha danzato davanti a 85mila persone, prima che calasse il sipario sulla storia del calciatore simbolo degli ultimi vent’anni e della Nazionale che fu di Maradona. Mancava solo Osvaldo Soriano a raccontarlo.
Ci sono state le lacrime, il gol e pure quel piccolo sfregio dell’ultimo gioco di luci con i droni dedicato allo sponsor. Perché è vero che tutti sanno che, senza sponsor, senza chi ci mette i soldi, nulla ci sarebbe del calcio di oggi neanche Lionel Messi, probabilmente, ma anche se tutti lo sanno non è per questo che amano i rimbalzi, ma per quel tanto di magia e di poesia che resiste in essi nonostante tutto, e allora va bene lo sponsor, perché non si può sfrattare, ma sarebbe stato più suggestivo e forse anche più corretto se quell’ultima scritta di luce fosse stato un «grazie», perché Messi ha reso al suo sponsor, almeno quanto lo sponsor ha reso a Messi, perché diversamente non avrebbe investito su di lui.
Domani è un altro giorno. Per il calcio e per Messi. E Leo Messi ha confessato di aver parlato a quello stadio pieno per l’amichevole Argentina-Benin celebrata come la sua partita d’addio, come mai nella vita perché: «La verità è che sto parlando più che mai perché non me ne voglio andare, non voglio lasciare il campo». Era lo stesso che dire di aver paura del buio, che fanno i riflettori quando si spengono. La lettera di Cristiano Ronaldo, che ha scelto proprio l’ora dell’addio di Messi per suonare la propria campana dopo la porta sbattuta con il Ct del Portogallo e per dire che si rimette a disposizione alle proprie condizioni, è l’ultimo atto a distanza (scelto con cura?) di una rivalità, consumata in vent’anni di palloni d’oro, di successi, e di vertice del calcio, che racconta due stili opposti, di due calciatori di assoluto valore ma diversi nel fisico, nella tecnica, nel carattere, di due fenomeni che hanno segnato l’epoca che è finita in queste ore.


Lionel ha detto: «Lascio in pace, grazie di tutto. Stasera ho provato delle emozioni incredibili, grazie a tutti, ma adesso la prima persona a cui sto pensando è mio padre». L’altro ha scritto parole che sanno di ascia di guerra sotterrata, pronta a rispuntare al prossimo dissidio. Anche se più che con il Ct sarà con tempo che passa e che l’avrà sempre vinta.







