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Le sette Università Cattoliche, distribuite su tre continenti, hanno scelto l’arte come linguaggio comune per interrogarsi sui nodi del mondo contemporaneo. Lo scorso martedì 6 ottobre è stata, infatti, inaugurata la prima Triennale d’Arte Contemporanea delle Università Cattoliche Art Cut, che coinvolge 104 artisti, 14 curatori e 8 città ed ha come titolo Exercises in Empathy. Spiritual Machines.
Il messaggio ecumenico sotto cui si raccolgono le opere è un «esercizio di empatia» quanto mai necessario, in un momento storico in cui anche le macchine stanno prendendo sempre più spazio nella nostra società, diventano nuovi interlocutori con cui interfacciarsi. Soprattutto ora che l’intelligenza artificiale è in grado di ricreare interazioni che simulano in maniera sempre più precisa l’umano.


Il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la cultura e l'educazione, ed Elena Beccali, rettrice dell'Università Cattolica di Milano.
Il cardinale Josè Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, inaugura la Triennale riportando, a tal proposito, una riflessione di Papa Leone XIV, tratta dalla sua prima Lettera Enciclica: «Quando la parola è simulata ma non incarnata, essa non costruisce una relazione, ma solo un’apparenza di essa». E allora si è scelta l’empatia come strumento per poter esplorare il nostro rapporto con le macchine, intese, come suggerisce Mendonça, nella loro accezione di dispositivo, di «mezzo che rende possibile ciò che da soli non potremmo fare. Gli antichi chiamavano l’universo stesso machina mundi. Nella sua origine più profonda la macchina è un dispositivo che apre altre possibilità».


Entrare quindi in relazione con la “macchina”, intesa in senso lato, attraverso l’empatia, significa riproporre un movimento prettamente umano, spirituale, perché «L’empatia non assolve l’altro dentro di me e non lo riduce a riflesso, lo riconosce come Altro. Permette una conoscenza amichevole, rispettosa». Disseminare delle opere d’arte nei luoghi del sapere, della meticolosa attività scientifica, significa quindi sospendere per un momento l’attività frenetica e quotidiana per contrapporvi un momento di riflessione comunitaria e collettiva, in grado di ricordare il senso della ricerca, dell’educazione, della trasmissione del sapere: «È a partire dalla capacità di collocarsi dentro l’esperienza dell’altro e di abitarne il punto di vista, che l’università può compiere la sua vocazione più innata, ossia: generare comunità attorno alla verità», chiosa Mendonça. L’idea è quella, quindi, di far dialogare etica ed estetica attraverso il linguaggio ecumenico dell’arte. «Nell’era dell’intelligenza artificiale, sarà l’arte a guidarci nel cogliere il valore dell’empatia, che nasce dal cuore e dallo spirito» riflette la rettrice dell’Università Cattolica Elena Beccalli.
Dal 6 ottobre al 20 novembre 2026, la mostra sarà ospitata dall’ateneo milanese ed entrerà in dialogo con gli spazi storici dell’Università: sculture, video, suoni e installazioni trasformeranno chiostri, cortili, aule e corridoi in luoghi di incontro, ascolto e contemplazione.




