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Un'immagine di Fratel Biagio Conte (1963-2023)
La notte in cui Biagio Conte decise di sparire non portò con sé quasi nulla. Né documenti, né valigie, né un progetto preciso. Lasciò soltanto una lettera ai genitori: «Scusatemi, ma purtroppo non mi avete capito». Era il 5 maggio 1990 e aveva 26 anni.
Quello che accadde dopo sembra appartenere a una storia di altri tempi. Biagio si ritirò sulle montagne siciliane, poi partì a piedi verso Assisi. Non aveva una carta geografica, né una bussola, gli smartphone con Google Maps ancora di là da venire. Dormiva dove capitava, mangiava ciò che trovava lungo la strada e chiedeva pane e acqua alle persone che incontrava. La famiglia, non avendo sue notizie, si rivolse a Chi l'ha visto?. Quasi un anno dopo, Biagio comparve in televisione per rassicurare i suoi: stava bene, era in cammino. Era partito per cercare Dio lontano dal mondo. Sarebbe tornato per trovarlo in mezzo agli uomini.


Una scena del film in cui Biagio Conte fa lo sciopero della fame a Palermo
Un ragazzo della Palermo bene
Biagio nasce il 16 settembre 1963 a Palermo in una famiglia di imprenditori edili. È un ragazzo della buona borghesia cittadina. A sedici anni lascia gli studi per entrare nell’impresa del padre. Ha davanti una strada già tracciata: il lavoro, la famiglia, il benessere. Ma quella strada non gli basta.
«Non capivo quale significato avesse», raccontò nel 2019 in un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera, «mi stordivo con auto di lusso, griffe, belle ragazze. Vestivo solo di grigio o di nero, la mia vita non aveva colori».
È una frase che dice molto della sua storia. Perché la sua non è la vicenda di un uomo nato nella povertà che decide di dedicarsi ai poveri. È, al contrario, quella di un uomo che ha conosciuto il benessere e che a un certo punto ha capito che il benessere non gli bastava. Prima va a Firenze dove sognava di poter diventare pittore o scultore. Poi l’eremitaggio. Infine, il cammino verso Assisi. Francesco diventa il suo modello. Biagio arriva nella città umbra a piedi e bussa alle porte dei francescani ma non viene accolto: «Non è dipeso da me. È il buon Dio che sceglie al posto mio», dirà al Corriere, «i miei voti laici li ho pronunciati nell’Oasi della speranza costruita da Franco Mazzola qui a Palermo, sulle pendici del monte Grifone». Quella mancata accoglienza non interrompe il cammino ma lo cambia.


L'attore Alessio Vassallo, 43 anni, nei panni di Biagio Conte in una scena del film
La missione comincia sotto i portici della stazione
Biagio torna in Sicilia pensando di partire per l’Africa. Ma Palermo gli mette davanti un’altra terra di missione: quella degli uomini e delle donne che dormono sotto i portici della Stazione Centrale, disperati d’ogni tipo e disavventura. Comincia da lì: offrendo una minestra e assicurando una presenza. Nel 1991 prende forma il primo nucleo della Missione di Speranza e Carità. Non c’è una struttura, un’organizzazione, non ci sono grandi risorse. C’è un uomo che ha scelto di stare accanto a chi la città tende a non vedere. La Missione nasce così dall’incontro con persone concrete e con una povertà altrettanto concreta e, in alcuni casi, drammatica. Nel 1993 arriva la svolta. Biagio si piazza con la sua branda davanti all’ex disinfettatoio comunale per la quarantena dei militari malati che si trova in via Archirafi 31 e comincia uno sciopero della fame. Tredici giorni senza mangiare per ottenere quello spazio abbandonato. Alla fine, il Comune glielo concede. Manca tutto: acqua, luce, servizi. Ma per Biagio quella rovina è già una casa.
L’incontro con don Pino Puglisi
Il giorno in cui il Comune glielo concede non è una data come un’altra: è il 15 settembre 1993, il giorno in cui Cosa Nostra uccide don Pino Puglisi. I due si erano incrociati la mattina di quello stesso giorno a Palazzo delle Aquile, sede del Comune, entrambi arrivati per chiedere aiuto alle istituzioni: Biagio per i suoi poveri, don Puglisi per la sua missione a Brancaccio. Si abbracciano senza sapere che quella sera stessa il sacerdote sarebbe stato assassinato dalla mafia. Sono gli anni della Palermo delle stragi di Capaci e via D’Amelio, della mafia e della paura, ma anche quelli in cui la città comincia a reagire. In quella Palermo, Biagio sceglie una strada diversa: non allontanarsi dal dolore ma starci dentro.
«Piccolo servo inutile»
La cosa più sorprendente della sua storia è che Biagio non vuole costruire una carriera ma case. Case per chi una casa non ce l’ha. Comunità per chi ha perso la propria. Luoghi nei quali ricominciare quando la vita sembra non offrire più una seconda possibilità. Negli anni la Missione cresce. Arrivano altre comunità, volontari, uomini e donne con storie diverse: senzatetto, migranti, ex detenuti, persone con dipendenze, persone rimaste senza lavoro e senza famiglia. Quando qualche giornalista gli chiedeva come si definisse, Biagio rispondeva: «Piccolo servo inutile». Dentro quelle tre parole c’è il rovesciamento della sua vita precedente. L’uomo che aveva avuto tutto sceglie di farsi piccolo, chi aveva avuto una casa, e agi e ricchezze, ne costruisce per chi non ce l’ha, chi cercava un senso per la propria esistenza decide di spenderla per quella degli altri. La sua non è una carità soltanto fatta di parole. È fatta di letti, pasti, vestiti, lavoro, preghiera, ascolto.


I funerali di Biagio Conte celebrati dall'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, nella cattedrale della città il 17 gennaio 2023
(ANSA)Il corpo messo alla prova
Biagio Conte porta la sua radicalità anche nel corpo. Digiuna, cammina, protesta, si mette in viaggio. Dopo anni di lavoro fisico, finisce su una sedia a rotelle per problemi alla schiena. Nel 2014 un disabile lo convince ad andare a Lourdes. Dopo il bagno nelle piscine del santuario racconta di avere avvertito una forza improvvisa e di essere tornato a camminare. Per lui è una grazia. Ma, ancora una volta, la cosa che conta non è soltanto ciò che gli accade. È quello che decide di farne. Torna a Palermo, alla Missione, dai suoi poveri. Anche quando protesta, il suo linguaggio passa attraverso i gesti. Nel 2019, dopo aver ricevuto dal Comune una richiesta di pagamento di 84.700 euro per arretrati sui rifiuti, non organizza una campagna politica. Si mette sulle spalle una grande croce di legno e attraversa in silenzio le strade di Palermo. È il suo modo di protestare.
«Ero forestiero e mi avete ospitato»
Biagio Conte attraversa così le contraddizioni del suo tempo: il ricco che sceglie la povertà, l’eremita che finisce nel cuore della città, il missionario che pensa di partire per l’Africa e scopre che la sua missione è Palermo, il laico che diventa un punto di riferimento per migliaia di persone.
Nel 2010 incontra Benedetto XVI. Nel 2018, durante la visita a Palermo, papa Francesco entra nella Missione e pranza con i suoi ospiti: poveri, migranti, ex detenuti, volontari. Biagio gli consegna una lettera il cui contenuto non è stato mai svelato. Nel 2019 Biagio Conte decide di attraversare l’Europa a piedi. Parte da Genova e si dirige verso Svizzera, Germania, Francia, Lussemburgo, Belgio, Olanda e Danimarca, con l’intenzione di raggiungere le sedi delle istituzioni europee. Si definisce «emigrante italiano che diventa immigrato clandestino». Alla domanda su che cosa farebbe, da presidente del Consiglio, per gli sbarchi dei migranti in Sicilia, non risponde con un programma politico. Cita il Vangelo di Matteo: «Ero forestiero e mi avete ospitato». E aggiunge: «L’ho ricordato all’altro Matteo», inteso come Salvini, il leader della Lega. Per Biagio il Vangelo non era una dichiarazione di principio. Era una scelta concreta, quotidiana, fatta di persone da accogliere e vite da accompagnare. Il suo ispiratore è stato Francesco d’Assisi: «Il mio faro è lui», disse in un’intervista, «però ho coltivato tutti i vizi possibili e immaginabili, questo sì. Ero un buongustaio, ora sono parco e vegetariano. Mangio solo la sera. Ormai credo di aver totalizzato una ventina di digiuni senza cibo né liquidi».
L’ultima strada
Biagio Conte muore a Palermo il 12 gennaio 2023, a 59 anni, a causa di un tumore al colon che gli avevano diagnosticato un anno e mezzo prima. Anche negli ultimi mesi, quando il corpo si fa sempre più fragile, il suo pensiero resta rivolto agli altri: «Restiamo uniti per un mondo migliore perché insieme possiamo farcela: non muri ma ponti», dice. È l’ultima tappa di un cammino cominciato molti anni prima quando un ragazzo della Palermo bene aveva deciso di lasciare tutto. Aveva cercato Dio sulle montagne, lo aveva cercato ad Assisi, aveva pensato di trovarlo in Africa. Alla fine lo aveva incontrato sotto i portici della Stazione Centrale, accanto a uomini e donne che non avevano più una casa. È forse questo il paradosso più bello della sua storia: Biagio Conte era partito per allontanarsi dal mondo e ha finito per diventare uno degli uomini più immersi nelle sue ferite. Ai suoi funerali, celebrati nella Cattedrale di Palermo, arrivano migliaia di persone. La Missione fondata da Biagio Conte oggi è composta da tre strutture: la comunità “Missione di Speranza e Carità”; l’“Accoglienza Femminile” e “La Cittadella del Povero e della Speranza”. Tutte unite dalla “Casa di Preghiera per tutti i Popoli”, la cappella all’interno della Missione, nella quale si trova una grande barca di cartone, a simboleggiare il viaggio di quanti lasciano la loro terra alla ricerca di un futuro migliore. Complessivamente assiste circa 600 persone in dieci centri in Sicilia: l’accoglienza viene offerta fino a quando chi è stato ospitato non trova una propria sistemazione abitativa. Ognuna delle tre comunità palermitane è dotata di una cucina e di una sala mensa dove vengono distribuiti tre pasti al giorno. Molti dei generi alimentari utilizzati vengono donati da associazioni, singoli cittadini, scuole, supermercati, ditte alimentari, mentre alimenti freschi, come frutta e verdura necessari per un pasto completo, devono essere comprati.


Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Don Pino Vitrano, presidente della Missione di Speranza e Carità, in occasione della proiezione in anteprima del film il 5 ottobre scorso a Palermo
(ANSA)Il film
È questa la storia che Costanza Quatriglio porta sullo schermo in Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte, il film tv in onda domenica 11 ottobre in prima serata su Rai 1, prodotto da Gloria Giorgianni per Anele in collaborazione con Rai Fiction e con la Missione di Speranza e Carità.
Alessio Vassallo, palermitano come Biagio, ne interpreta il percorso dagli anni della giovinezza alla scelta radicale che lo porta a lasciare tutto, al pellegrinaggio verso Assisi, al ritorno a Palermo e alla nascita della comunità insieme ai senzatetto della stazione. Accanto a lui Donatella Finocchiaro, Antonio Catania e Alessandra Fazzino. La sceneggiatura è firmata da Quatriglio insieme a Stefano Rulli. Il film è stato presentato in anteprima a Palermo il 5 ottobre scorso alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.








