«A scuola mio marito era considerato uno studente svogliato. Io stessa ho sempre notato i suoi cali di concentrazione alternati a brillanti intuizioni, però per molti anni ho pensato che si trattasse del suo animo artistico. Ma non è una questione di fascino, il cervello di Giampaolo semplicemente funziona in modo diverso». A parlare di sé e della propria famiglia è l’attrice Gloria Bellicchi e il Giampaolo in questione altri non è che l’attore Giampaolo Morelli, l’amatissimo ispettore Coliandro dell’omonima serie tv. «Indagando le difficoltà, spesso si scoprono uno o più disturbi dell’apprendimento» – prosegue l’attrice – «non è immediato ma con una diagnosi e i giusti strumenti compensativi la situazione può inaspettatamente migliorare».

Lo sanno bene a casa Bellicchi-Morelli dove, oltre a papà Giampaolo, anche i figli Gianmarco e Pier Maria sono dislessici. «Siamo una famiglia per tre quarti neurodivergente, con i bambini abbiamo passato momenti di grande frustrazione», ammette mamma Gloria. «Quando abbiamo avuto le diagnosi ho cercato subito nel Web storie di altri genitori, per vedere come facevano nel quotidiano a saltarci fuori. Poi ho capito che la dislessia è un modo diverso di guardare il mondo». Un disturbo di origine neurobiologica, non una malattia: la dislessia oggi riguarda un numero crescente di persone, ma l’aumento dei casi non è dettato da una “epidemia” quanto dalla maggior consapevolezza sul tema e dall’incremento delle indagini cliniche.

Bellicchi e Morelli sul set de L'Ispettore Coliandro

Ma come fare a riconoscere il disturbo? Al netto di alcuni segnali frequenti – come la fatica a leggere in maniera veloce e corretta –, la dislessia non si manifesta in tutti allo stesso modo. «È proprio vero che ognuno è fatto a modo suo e che “neurotipici del tutto tipici” ce ne sono pochi», sorride Bellicchi, «se si hanno dubbi è importante andare a fondo. La diagnosi non è una bacchetta magica, non annulla le difficoltà ma protegge, aiuta a prendere atto e agire nei migliori dei modi». Interviene Morelli: «Aggiungo che la diagnosi tardiva è devastante, perché per anni attribuisci a te stesso limiti che non dipendono dalla mancanza di impegno. Sapere di essere dislessico non cambia quello che sei, ma cambia il modo in cui rileggi tutta la tua vita. Ti permette di smettere di sentirti sbagliato». Confida ancora: «Per tanti anni mi sono sentito “stupido”, non diverso. Da bambino vedevo che non avevo le stesse capacità degli altri e venivo etichettato come “pigro” e “svogliato”. Tutto questo mina profondamente la sicurezza di un bambino. Il modo in cui il mio cervello funziona non mi definisce, ma fa parte della mia storia e della persona che sono diventato».

A partire dalla loro esperienza, e con l’intenzione di condividere il vissuto a favore di altre famiglie, Bellicchi e Morelli hanno scritto Dislessico famigliare (Sperling & Kupfer), un libro coraggioso e intimo, pieno di umanità.

La copertina del libro

Perché se la vita famigliare è già di per sé è un susseguirsi di prove, quando nel nucleo si manifestano disturbi le sfide aumentano a dismisura. «Noi oggi affrontiamo insieme tutto, ne parliamo tanto cercando di tenere insieme tutto quello che siamo. Per i nostri figli anche allacciarsi le stringhe delle scarpe è una prova. Da madre la tentazione sarebbe di seguirli in ogni cosa cercando di proteggerli, mentre poi mi accorgo che a modo loro ce la fanno comunque: tre respironi e trovano il modo di uscirne in maniera creativa». Fra le difficoltà, per Gianmarco e Pier Maria la scuola è sicuramente lo scoglio maggiore. «È pensata per cervelli neurotipici, non valorizza i plus dei neurodivergenti. Così crescono le insicurezze e ti porti sempre dentro la sensazione di valere meno: un bambino dislessico può diventare un adulto spaventato, che non crede in sé stesso», dice l’attrice.
A garantire il diritto a percorsi educativi personalizzati, in Italia sarebbe la Legge 170/2010 che riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia come disturbi specifici di apprendimento (Dsa). «È una buona legge ma andrebbe applicata, favorendo realmente metodi di apprendimento diversificati e stimolando ciascuno a trovare il proprio. L’obiettivo non è andare bene a scuola – o almeno, non solo – quanto avere un’esperienza di vita e scolastica positiva e stimolante, che è un trampolino per la vita e non un freno a mano». Bellicchi, Miss Italia 1998, negli anni ha maturato una precisa consapevolezza: «L’amore ha di meraviglioso che ti fa soffermare sulle particolarità degli altri, rimanendo estasiati dalle differenze. Oggi siamo un po’ chiusi nel nostro, mentre dovremmo imparare a non catalogare il diverso come pericoloso: l’interesse per l’altro è fondamentale».

IPA69206431 - **NO WEB E QUOTIDIANI SOLO PER L'ITALIA** Presentazione a Palazzo Madama del libro ...dislessico familiare... di Gloria Bellicchi e Giampaolo Morelli nella foto Mario Esposto, Gloria Bellicchi, Gelsomina Vono, Giampaolo Morelli, Massimiliano Fiorucci e Silvia Lanzafame
IPA69206431 - **NO WEB E QUOTIDIANI SOLO PER L'ITALIA** Presentazione a Palazzo Madama del libro ...dislessico familiare... di Gloria Bellicchi e Giampaolo Morelli nella foto Mario Esposto, Gloria Bellicchi, Gelsomina Vono, Giampaolo Morelli, Massimiliano Fiorucci e Silvia Lanzafame
La presentazione del libro in Senato (Roma)


Dal canto suo, ogni volta che porta in scena Scomode verità e tre storie vere, Morelli fa proprio lo sforzo di aprire il cuore: «Sul palco parto dalla mia esperienza, ma il punto non è parlare di me. È creare uno spazio in cui chi ascolta possa riconoscersi, sorridere, emozionarsi e magari sentirsi meno solo. Credo che quando raccontiamo una fragilità in modo sincero succeda qualcosa di speciale: quella storia smette di essere solo tua e diventa anche degli altri». Chiude Bellicchi: «Ogni volta che incappiamo in un problema dovremmo chiederci: “L’amore cosa farebbe?”. L’amore trova sempre delle soluzioni, è quello che nella nostra famiglia ci permette di affrontare la complessità. Ai genitori dico: lo scoglio è iniziale, poi arriva il sereno, non bisogna scoraggiarsi».