Cara Patrizia, abbiamo seguito col cuore in mano, insieme a tutta l’Italia, le vicissitudini del tuo piccolo Domenico, le tue ore di angoscia, di trepidazione, di speranza e nuovamente di angoscia.

L’arrivo di un primo cuore, promessa di una vita che poteva rinascere, si è rivelato “bruciato” per una catena di stolti errori umani. Il ricorso poi ad altri medici per un responso favorevole, la ricerca di un nuovo cuore, che però un comitato medico ha ritenuto non potesse più salvare il tuo piccolo bimbo, troppo compromesso, ed è stato destinato a un altro che si è ritenuto potesse farcela.

E infine, la tua resa all’ineluttabile, fino all’ultimo passaggio della morte di Domenico. Le parole salgono a fatica di fronte a tanto dolore, sono piccoli balbettii. Ma vogliono manifestare che ci siamo, ti siamo vicini, che abbiamo sofferto con te, attendendo ogni giorno uno spiraglio di speranza.

Quali parole sono “giuste” di fronte al senso di impotenza e di ingiustizia che hai vissuto? Ho ammirato molto la tua compostezza e dignità in questa tragedia. Ne impariamo una lezione di amore, l’unica forza che può illuminare la vita in ogni circostanza, che resiste sotto la croce, che condivide tutto fino all’ultimo.

Hai lottato per il tuo piccolo con tutte le tue forze, mettendo in moto chiunque potesse dare un aiuto, con il coraggio e la tenacia che solo una madre sa avere. Hai pregato e chiesto preghiere, che non sono mancate, certamente anche tante silenziose che non ti sono arrivate.

Anche questo è stato coraggio: con una tale angoscia nel cuore non è facile affidarsi a Dio. Ho pensato istintivamente alla Madonna ai piedi della croce: credo che lei possa capirti avendo condiviso l’angoscia di una condanna ingiusta, di una morte inevitabile. Ma anche il Padre celeste, che ha “sofferto” di fronte all’angoscia del Figlio sulla croce, ti è vicino.

Confesso che fatico a trovare parole. Ci sono fatti della vita che ci lasciano con i cocci in mano ed è arduo metterli insieme, forse a volte persino impossibile. Certo, la giustizia farà il suo corso, si individueranno responsabilità e colpe. Ma questo percorso nelle aule dei tribunali, pur necessario, non potrà risarcire la tua perdita.

Voglio continuare a pregare per te, cara Patrizia, e sono certo che lo fa anche la comunità dei nostri lettori. È una rete invisibile ma reale, e a volte ne affiora anche la sua forza.

Soprattutto voglio pregare perché non si spenga in te la speranza, quella che osa ancora guardare in alto e attendere tutto da Dio. La sua promessa di vita continua, anche in mezzo al dolore. Sappiamo che ci sarà un giorno in cui ogni lacrima sarà asciugata e ogni dolore consolato. Ne è pegno la risurrezione di Gesù.

Possa tu resistere e ripartire facendo di questo dolore una trama di fiducia. Già hai dato un bel segnale: non ti sei rinchiusa nel dolore, hai pensato agli altri con l’idea di dare vita a una fondazione a nome di Domenico che si occupi di bambini in situazioni simili.

La nostra povera preghiera ti accompagna e non ti lascia sola. Con affetto.


In collaborazione con Credere

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