«La Chiesa non è “sopra” o “accanto” al mondo, ma come innestata in esso». Papa Leone XIV riprende il ciclo di catechesi sui documenti del Concilio Vaticano II e dedica l’udienza generale al quarto capitolo della prima parte della Gaudium et spes, sulla missione della Chiesa nel mondo contemporaneo. In Piazza San Pietro, davanti a pellegrini italiani e stranieri, il Pontefice parte da sant’Agostino: «Mundus reconciliatus Ecclesia». La Chiesa, spiega, è

«mondo già riconciliato con Dio»; «siamo pellegrini sulla terra e con questo mondo condividiamo la fragilità e la bellezza».

Per questo la Chiesa non è estranea al mondo e anzi deve cooperare per il bene comune: «Il credente», spiega, «non può accettare l’oppressione dei piccoli e dei poveri, come pure quelle strutture inique che perpetuano condizioni di dipendenza e di ingiustizia. La Dottrina sociale della Chiesa orienta l’azione dei cristiani, che collaborano con tutte le persone di buona volontà nel promuovere il bene comune».

La missione della Chiesa, dunque, è quella di aiutare le persone a essere attente alle domande profonde della vita: quelle sulla nostra origine e il nostro destino, così come quelle sul senso dell’amore e del dolore.

E deve mettere in guardia contro i rischi del presente: «La logica del profitto a tutti i costi e la manipolazione dell’informazione rischiano di esercitare una indebita pressione affinché le persone si conformino a uno stile di vita centrato sul consumo di beni materiali, ma il nostro cuore è fatto per guardare in alto».

La missione della Chiesa, tuttavia, non si traduce in un progetto politico. I suoi metodi e la sua finalità «non sono primariamente di ordine politico, bensì consistono nella testimonianza della fede e della carità, insieme con l’impegno per la giustizia, la pace, la fraternità». Alla Chiesa, ribadisce, «“niente sta più a cuore che di servire al bene di tutti e di potersi liberamente sviluppare sotto qualsiasi regime che rispetti i diritti fondamentali della persona e della famiglia e riconosca le esigenze del bene comune”».

Per compiere questa missione, aggiunge il Papa, serve la coerenza di ogni battezzato. Il distacco tra fede professata e vita quotidiana «va annoverato tra i più gravi errori del nostro tempo». Gaudium et spes riserva poi una menzione particolare ai fedeli laici, chiamati ad animare il mondo con lo spirito cristiano e la visione del Vangelo,

nella famiglia e nel lavoro. La Chiesa, infine, è attenta a ciò che nella società avviene e si sviluppa. Spetta a tutto il Popolo di Dio, soprattutto ai pastori e ai teologi, discernere ciò che nelle culture contemporanee è degno di considerazione, con la Parola di Dio e la Tradizione come criterio supremo.

«Non è certo annacquando i contenuti e ammorbidendo le esigenze che si può rendere attraente il cristianesimo», sottolinea. E richiama l’obiettivo della Chiesa che è quello di realizzare il Regno di Dio e la salvezza di tutta

l’umanità”». A questo fine tende attraverso la santità personale e l’amore fraterno. Citando Paolo VI, Leone XIV ricorda che «senza questo contrassegno di santità, la nostra parola difficilmente si aprirà la strada nel cuore dell’uomo del nostro tempo, ma rischia di essere vana e infeconda». E conclude: «Facciamoci docili all’azione dello Spirito Santo, perché ci aiuti a vivere in santità e carità, così che il mondo possa credere e sperare».