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Nella chiesa dei Cappuccini a Corato, durante la novena di S. Rita si è pregato in suffragio di Sako Bakari (foto), il bracciante malese ucciso a Taranto, mentre andava a lavorare, da ragazzi sbandati a caccia dello straniero da colpire. La comunità dei fedeli, addolorata e ferita da questo assurdo omicidio, ha reagito con una colletta a sostegno della sua famiglia. Si è anche pregato per i ragazzi deviati, perché la risposta alla violenza non può essere solo il carcere, ma un percorso di cura rieducativa a una vita sociale sana.
Lucia Scarnera
La vicenda di Sako non ha scosso abbastanza il Paese. Cosa sarebbe successo a parti invertite (migranti che organizzati in banda uccidono un locale)? Il finimondo, con richieste di pugno duro e domande a gran voce di “remigrazione”. La risposta della comunità cristiana di Corato indica allora la strada giusta. Di fronte a una violenza tanto assurda, ha scelto la preghiera, la solidarietà concreta verso la famiglia della vittima e il ricordo nella preghiera dei giovani assassini. È un segno evangelico. La giustizia deve fare il suo corso e le responsabilità vanno accertate e punite. Ma la sola punizione non basta. Se vogliamo una società più sicura e più umana, occorre anche interrogarsi sulle cause che generano queste forme di violenza gratuita, emarginazione e disprezzo dell’altro. Per questo è importante accompagnare le sanzioni con percorsi educativi e di recupero sociale.








