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Il presidente del tribunale di Milano Fabio Roia.
Mentre la Procura di Milano rinuncia al ricorso al Tribunale del Riesame contro la decisione di non convalida del fermo, e di proseguire le indagini con l’indagato a piede libero sulla eventuale rete di Youssef Siher, alle quali sta lavorando anche la procura di Genova, la giudice per le indagini preliminari di Milano, Tiziana Landoni, che la scorsa settimana non aveva convalidato il fermo, è stata posta sotto tutela: una forma di protezione di primo livello per minacce giunte a seguito dell’esposizione mediatica della Gip, la cui decisione era stata additata come «Vergognosa» in un video pubblicato dalla presidente del Consiglio.
La decisione è stata ratificata nel corso della riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza in Prefettura. Il livello di sicurezza potrà essere innalzato anche d'urgenza nei prossimi giorni nel caso in cui vengano rilevate dagli investigatori minacce specifiche nei confronti della giudice. Già la scorsa settimana la Giunta esecutiva della Sezione Milanese dell’Anm, articolazione locale dell’Associazione Nazionale Magistrati, aveva denunciato l’intensificarsi delle minacce e in particolare la loro matrice sessista: «L'immagine di alcune magistrate, requirenti e giudicanti, impegnate in indagini ampiamente raccontate dagli organi di informazione, è stata non soltanto diffusa pubblicamente, ma accompagnata da commenti e attacchi di inaudita gravità, dai contenuti apertamente diffamatori e connotati da una evidente matrice sessista»
Il tutto mentre a seguito del Riesame, intanto, sono tornati liberi sei dei 35 minori arrestati. Per tre ragazzi sono state revocate le misure di permanenza in casa, per altri tre è stato revocato il collocamento in comunità, mentre un giovane passerà dalla cella alla comunità.
«Abbiamo fatto delle verifiche sui social e riscontrato minacce», spiega Fabio Roia, presidente del Tribunale di Milano, confermando che la segnalazione dei rischi è partita dal suo ufficio, «per questo abbiamo mandato agli organi deputati per i controlli Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica ha deciso di applicare la misura della vigilanza radio-sorvegliata, con un’auto della polizia passa sotto casa che verifica se ci sono situazioni strane. Sono molto contento perché era esposta a situazioni di potenziale pericolo e il comitato ha fatto un ottimo lavoro».
Il fenomeno delle minacce alla magistratura e a singoli magistrati non è una novità, la magistratura italiana ha pagato prezzi altissimi nella storia della Repubblica alle proprie funzioni: tra il 1969 e il 2015, 28 magistrati hanno perso la vita, uccisi per fattori collegati al loro lavoro, l’ultimo di loro, Fernando Ciampi, era un giudice civile, della sezione fallimentare, ucciso con l’avvocato Lorenzo Claris Appiani e un testimone, Giorgio Erba, dall’imputato di un processo per bancarotta nel palazzo di giustizia di Milano.
Ma se fino alla metà degli anni Novanta la minaccia veniva quasi solo dai contesti criminali, in particolare dal terrorismo interno e dalla criminalità mafiosa, che non è venuta meno, si pensi alle recenti minacce alla Pm della Dda di Milano Alessandra Cerreti, impegnata nel Processo Hydra, dagli anni Novanta in poi, con i magistrati più frequentemente additati come “antagonisti” politici dal potere esecutivo o da suoi singoli esponenti, si è intensificato l’effetto di un fenomeno per così dire dal basso, in cui alle offese del potere e agli incerti del mestiere dei tentativi intimidatori della criminalità, hanno preso a unirsi insulti e minacce da parte di persone comuni condizionate e trascinate dal clima arroventato: un effetto “fango nel ventilatore” che i social hanno finito per amplificare, grazie alle parole in libertà di comuni utenti della Rete che, rilanciando, amplificano acriticamente la portata e la diffusione delle minacce, il più delle volte senza disporre degli strumenti per valutare la correttezza o meno dell’operato e criticare nel merito.
La novità di questo momento storico sta nel fatto che quello che fino a poco tempo fa colpiva prevalentemente i pubblici ministeri, per il loro ruolo d’accusa, specie se indagavano nelle stanze del potere, oggi colpisce anche magistrati e magistrate in posizioni per funzione tradizionalmente meno esposte: giudici per le indagini preliminari o giudici civili.
Mentre non si può dire che l’impronta sessista delle minacce e delle offese sia una novità: era il 2002 quando Ilda Boccassini, in quel momento privata della scorta, denunciò la brutalità di quel genere di minacce a lei riservate in quanto donna, con una lettera al Corriere della sera, rompendo per un istante il silenzio, cui sempre si atteneva, probabilmente nel preoccupazione dell’isolamento che l’esposizione del momento determinava.









