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«Qual è il problema nel sistema che permette che un’anziana, peraltro con disabilità, sia cacciata di casa?». È la domanda di papa Leone che pesa sulle urne di novembre. Il Governo Sánchez, battuto su due decreti sul problema casa va alle urne, come annunciato dal premier il 5 ottobre, il 29 del prossimo mese. Di ritorno dal viaggio apostolico in Francia i colleghi spagnoli avevano chiesto al Pontefice un giudizio proprio sul caso di Maricarmen Abascal, 87 anni e una disabilità al 50 per cento, sfrattata dalla sua casa dove viveva da 71 anni per non aver pagato più l’affitto. La società che aveva acquistato la sua casa, infatti, glielo aveva quintuplicato passando a 2.650 euro al mese. Impossibile da pagare con una pensione di 1.350. Le immagini di lei portata via su una barella avevano fatto il giro del mondo e i giornalisti avevano chiesto a Prevost come intervenire. Il Papa ha parlato della cultura dello scarto, dell’impegno di Chiesa e parrocchie, ma ha anche affermato che le comunità ecclesiali da sole non possono risolvere un problema sistemico. Servono leader capaci e regole contro la speculazione, aveva dichiarato.
Regole che Pedro Sánchez ha provato a far approvare in Parlamento ma con l’opposizione, oltre che dei partiti di destra ed estrema destra, anche degli indipendentisti catalani e baschi. Il premier ne ha preso atto e ha convocato immediatamente le urne.
E così, mentre scende in piazza la protesta, con le tende assiepate davanti alle Cortes spagnole, gli analisti tracciano i dati. In Spagna solo una casa su sessantacinque è pubblica, il dato più basso d'Europa. I prezzi hanno superato i livelli della bolla del 2007 e gli affitti toccano massimi storici. Secondo il Cis (Cetro de investigaciones sociologicas) , la” vivienda” è stabilmente il primo problema per gli spagnoli. Il governo Sánchez ha tentato di correre ai ripari con un decreto-legge urgente, ma il Congresso lo ha bocciato il 2 ottobre con 178 voti contrari, grazie a un'inedita convergenza tra Partito Popolare, Vox e i separatisti catalani di Junts.
Il Sindicato de las Inquilinas, riconoscibile dal mazzo di chiavi agitato dagli attivisti, ha riunito migliaia di persone davanti al Congresso con un messaggio chiaro: la casa deve smettere di essere un business e diventare un diritto effettivo. A Madrid, secondo la prefettura, i partecipanti sono stati almeno 70.000. A Valencia il corteo si è concluso con scontri e nove agenti feriti.
Davanti a questo scenario, Pedro Sánchez ha deciso di anticipare il verdetto delle urne alla prima data possibile secondo la legge elettorale. «È arrivato il momento che gli spagnoli decidano quale futuro vogliono», ha dichiarato. La crisi abitativa, con le sue proteste e i suoi drammi, è diventata così il terreno su cui si giocherà la campagna elettorale.
Le parole di Leone in aereo erano rivolte anche a «molti Paesi» dove il problema della casa «sta aumentando evidentemente». Anche se la Spagna, che ha visitato lo scorso giugno, resta un caso avanzato di una contraddizione: quella che vede un Paese con un'economia in crescita, ma dove la casa è diventata un moltiplicatore di disuguaglianze e un catalizzatore di rabbia sociale.
In Italia il tema della casa è un fuoco che cova sotto la cenere. I numeri raccontano di una sofferenza che si continua a ignorare: circa 3 milioni di persone vivono in condizioni di stress abitativo, con affitto o mutuo che mangiano oltre il 40% del reddito disponibile.
Il governo Meloni ha promesso un Piano Casa da 10 miliardi di euro per 100mila alloggi in dieci anni, e ha approvato un disegno di legge che accorcia a 10-15 giorni i tempi per lasciare un immobile occupato. Una stretta, però, i sindacati degli inquilini contestano duramente, parlando di "ferocia sociale" e di un intervento che colpisce i più deboli invece di aumentare l'offerta. Oltre l'80% degli sfratti è causato da morosità, e ogni anno se ne contano circa 40mila.
Sul fronte dei prezzi, il mercato degli acquisti residenziali ha chiuso il terzo trimestre 2026 con una lieve flessione dell'1,1%, attestandosi su una media di 2.031 euro al metro quadro. Su base annua, però, i valori restano in crescita del 3,3%. E gli affitti, soprattutto nelle grandi città, continuano a correre: a Torino una camera singola costa in media 479 euro al mese, con un aumento del 45% in sei anni.
La mobilitazione è tornata nelle piazze, anche se non sui titoli della maggioranza delle testate. A Torino gli studenti hanno piantato di nuovo le tende davanti a Palazzo Nuovo, con lo slogan "Sfrattiamo i super ricchi", mentre a Napoli e in altre città la protesta contro il caro affitti si ripete con la stessa immagine di tre anni fa. I sindacati degli inquilini hanno organizzato presidi in tutta Italia contro il Piano Casa, chiedendo il recupero degli alloggi popolari vuoti e un utilizzo più efficace del canone concordato.
In vista della manovra, il governo studia nuove misure per i giovani: incentivi per l'acquisto della prima casa per gli under 36, una cedolare secca agevolata per gli affitti di lungo periodo e la conferma del bonus ristrutturazioni al 50% per le prime case. Misure che, secondo le opposizioni, restano insufficienti a colmare un fabbisogno quantificato in almeno 100mila alloggi mancanti.




