La sera del primo novembre è terminata la tregua umanitaria temporanea fra Kyiv e Mosca per salvare gli abitanti di Oleshky, la cittadina della regione ucraina di Kherson, sulla linea del fronte meridionale, occupata dalla forze russe e intrappolata in un terribile assedio. L’incessante fuoco incrociato e le mine per le strade non permettevano ai circa duemila abitanti rimasti di provare a scappare dalla città e negli ultimi mesi la gente era rimasta chiusa in un totale isolamento, senza cibo, acqua, luce, riscaldamento, medicine, comunicazioni.

A condurre la missione umanitaria per Oleshky è stato il commissario per i diritti umani del Parlamento ucraino (Ombudsman) Dmytro Lubinets insieme all’omologa russa Yana Lantratova, con il coordinamento della first lady Usa Melania Trump. «Durante questo periodo, le parti hanno rispettato i propri impegni. Ciò ha reso possibile consegnare aiuti umanitari a Oleshky e aiutare i civili che desideravano lasciare la città in tutta sicurezza», ha dichiarato l’Ombudsman di Kyiv. Durante la tregua 800 persone sono state evacuate attraverso corridoi umanitari, con autobus e ambulanze.

A favorire l’intesa per la tregua è stata anche l’azione diplomatica di papa Leone XIV, che all’Angelus di domenica 1 novembre ha auspicato che questa missione «faccia crescere la volontà di dialogo e porti a nuove iniziative concrete di pace».

La strada del dialogo è proprio quella che i Commissari per i diritti umani delle due parti hanno intrapreso e portano avanti da tempo per concretizzare azioni umanitarie efficaci – come gli scambi di prigionieri – mentre sul campo la guerra va avanti in modo incessante e massiccio. Oggi 5 novembre Lubinets e Lantratova sono a Washington, alla Casa Bianca, dove hanno partecipato a un incontro con Melania Trump sulla missione umanitaria ad Oleshky.

Abitanti di Oleskhy evacuati arrivano nel territorio sotto controllo ucraino.
Abitanti di Oleskhy evacuati arrivano nel territorio sotto controllo ucraino.

Abitanti di Oleskhy evacuati arrivano nel territorio sotto controllo ucraino.

(REUTERS)

Eppure, completata l’operazione e finita la tregua per Oleshky, Dmytro Lubinets è stato raggiunto da moltissime critiche. A far discutere e sollevare obiezioni è stata la decisione dell’Ombudsman di prendere un autobus e recarsi nel territorio ucraino occupato dai russi per incontrare di persona gli abitanti di Oleshky, verificare e seguire direttamente le operazioni di evacuazione. Molti gli rimproverano di aver stretto la mano ai russi, di trattare in modo cordiale e informale la controparte di Mosca Yana Lantratova, facendosi fotografare con lei.

Originario di Volnovakha, cittadina della regione di Donetsk occupata dai russi, 45 anni, sposato con due figli, nel 2014 Lubinets è entrato per la prima volta in Parlamento ed è stato rieletto nel 2019. A luglio del 2022, nei primi mesi della guerra, è stato stato nominato Ombudsman, dopo aver presieduto per tre anni (dal 2019) il Comitato per i diritti umani della Verkhovna Rada (il Parlamento) per la reintregazione dei territori occupati dai russi nel 2014.

Di fronte alle critiche, cominciate già durante la missione, non si è tirato indietro. E in tanti lo difendono, sottolineando la sua dedizione alla missione di Ombudsman che è quella di proteggere e salvare i cittadini ucraini. Lubinets conosce in prima persona cosa vuol dire l’occupazione della propria terra, l’abbandono forzato della propria casa. Sui suoi social ha riferito nei dettagli come è avvenuta la missione a Oleshky, raccontando che la persona più anziana evacuata ha 94, la più giovane appena 1 anno. E che ai cittadini che hanno scelto di non partire sarà garantita tutta l’assistenza necessaria. Ha sottolineato che «questa operazione richiedeva un livello straordinario di coordinamento, fiducia e sforzo collettivo».

Riferendosi a chi lo critica per essere entrato nel territorio occupato dai russi, ha chiarito: «Vado lì per essere presente personalmente e vedere cosa sta succedendo». E ha aggiunto: «Quando si tratta di salvare le persone, è essenziale essere lì. È essenziale capire cosa sta succedendo sul terreno e fare tutto il possibile per far funzionare gli accordi che abbiamo raggiunto. E se dovesse essere necessario andare per una sola persona, lo farei di nuovo». L’esperienza di Oleshky, senza precedenti, non resterà un caso isolato. Secondo Lubinets ha il potenziale per porre le basi di un meccanismo di risposta ad altre crisi umanitarie. Guardando al futuro, il Commissario ha dichiarato che con Yana Lantratova hanno concordato di lavorare su base regolare per nuove missioni, perché le persone che vivono nelle zone del fronte hanno bisogno di sostegno costante. «Oleshky deve essere il primo passo».

A ottobre di un anno fa Dmytro Lubinets ha raccontato il suo impegno per la difesa dei diritti umani in Ucraina in tempo di guerra, le sfide e le priorità del suo Paese nella prospettiva della ricostruzione in una intervista a Famiglia Cristiana (nel link qui sotto).