Con il vento delle manifestazioni di piazza per il caro vita ancora in poppa, oggi, al centro Sant’Antonio di Milano, si è tornati a parlare di un tema centrale nella vita, purtroppo, di sempre più persone: la povertà. L’incontro “I tanti volti della povertà: un dialogo sulle nuove fragilità sociali” è stata l’occasione per discutere di fenomeni che colpiscono sempre più famiglie come i working poor e la cooling poverty.

L’evento, promosso dall’Antoniano di Bologna e che ha visto la partecipazione di Caritas e Croce Rossa Italiana, non si è limitato ad elencare le problematiche legate alla povertà ma ha offerto soluzioni concrete, come quelle promosse da Operazione Pane, la campagna dei frati Antoniani che sostiene 20 mense francescane sparse su tutto il territorio italiano. E proprio in queste mense i numeri e le statistiche diventano persone in carne ed ossa, con le loro difficoltà e fragilità.

Soprattutto a Milano, dove gli appartenenti alla classe dei working poor, ovvero chi lavora ma non riesce comunque ad arrivare alla fine del mese a causa di un basso stipendio, sono in netto aumento rispetto al 2025: +65%. Non è l’unica realtà complessa che ha fatto registrare una crescita delle necessità, sono infatti sempre di più anche le situazioni di grave marginalità tra le persone singole che ogni giorno chiedono aiuto alla mensa francescana: il 56% è senza dimora, mentre il 33% ha più di 60 anni.

Una panoramica del problema l’ha offerta fra Luca Volonté, che ha spiegato come «In un contesto segnato dall’aumento del costo della vita e dell’emergenza abitativa, sono sempre più evidenti le fragilità di chi fatica a sostenere le spese quotidiane, talvolta pur avendo un lavoro. Papa Leone XIV nel messaggio per la Giornata Mondiale dei Poveri afferma: “I poveri dei nostri giorni sono i dimenticati e gli emarginati: derubati di una parola e di un volto, oltre che del pane”. Il nostro compito è costruire risposte concrete, che restituiscano dignità alle persone».

Oltre all’intervento di fra Volonté, a dare un volto ai numeri è stata la testimonianza di fra Paolo Cavalli, direttore dell’Antoniano e responsabile di Operazione Pane. Fra Cavalli ha raccontato di aver visto crescere nelle strutture francescane di Milano, Bologna, Torino e Roma il numero di persone che un lavoro ce l’hanno, e spesso anche una casa, ma non riescono comunque ad andare avanti: stipendi di sussistenza, lavori temporanei o ausiliari, senza contratti stabili, con l’affitto da dividere perché in città anche un letto ha costi molto alti. «Quello che mi ferisce in questo tempo è che la povertà sia diventata un dato assodato e non un tema da affrontare», ha detto.

Eppure, uscirne è possibile, e a dimostrarlo è la storia di Joyce (nome di fantasia): arrivata in Italia attraversando il Mediterraneo con i suoi figli, ha intrapreso un percorso di accompagnamento, ha trovato lavoro e, dopo dieci anni, anche una casa. Il giorno del saluto, ha ricordato fra Cavalli, le sue parole sono state: «Ora posso sognare qualcosa per i miei figli». «È la misura di ciò che è possibile», ha concluso, «e dei desideri di persone che sono migranti, straniere, ma che vogliono sognare qualcosa».

A dare voce all’esperienza di Caritas è stato Rocco Pezzullo, coordinatore dell’Unità Comunicazione e Fundraising di Caritas Italiana, che ha richiamato il carattere multidimensionale della povertà, fatta di bisogni alimentari ma anche di casa e di salute. Sul tema dell’abitare ha spiegato che «più che la casa, conta avere uno spazio, una condizione di vita che ti consenta di sentirti protetto, al sicuro. È il punto di partenza di ogni storia». Pezzullo ha anticipato che il prossimo Rapporto di Caritas su povertà e risorse, giunto alla trentesima edizione, sarà presentato il 12 novembre.

Maurizio Bonomi, presidente del Comitato Regionale della Lombardia di Croce Rossa Italiana, ha invece illustrato quattro dimensioni di vulnerabilità su cui l’associazione è impegnata: la solitudine e l’isolamento degli anziani, le crescenti difficoltà economiche delle famiglie, la povertà energetica e i rischi per le persone coinvolte in conflitti e migrazioni.

A inquadrare i numeri è stata infine Chiara Lodi Rizzini, sociologa e ricercatrice di Percorsi di Secondo Welfare, specializzata in politiche sociali, welfare e contrasto alla povertà. Tra i dati presentati, quello più legato alla realtà milanese riguarda la casa: dal 2019 al 2025 negli affitti dei capoluoghi si sono registrati aumenti fino al 49%, a Milano e Firenze, mentre gli stipendi sono cresciuti solo tra il 7% e il 15%. Un divario che pesa soprattutto su chi, pur lavorando, fatica ad arrivare a fine mese. Secondo la ricercatrice, la risposta non può arrivare da un solo attore: servono interventi rapidi e integrati, che uniscano l’aiuto immediato a misure preventive e di lungo periodo, e un cambio culturale che favorisca un dibattito pubblico non stigmatizzante.

Con la Giornata Mondiale dei Poveri in programma il 15 novembre, l’incontro del Centro Sant’Antonio lascia un messaggio chiaro: la povertà oggi non riguarda più solo chi sta ai margini, ma anche chi un lavoro e una casa li ha, e non basta. Ed è in quella frase di Joyce, «Ora posso sognare qualcosa per i miei figli», che le mense francescane e le altre realtà del Terzo Settore indicano la misura di ciò che si può ancora costruire insieme.