«Pace nel grembo è pace nel mondo. La professionalità del nostro volontariato, risposta ai conflitti del tempo presente». Il titolo del 46° Convegno nazionale del Movimento per la Vita, in programma a Lecce dal 6 all'8 novembre, è una proposta antropologica, una provocazione culturale, una visione della società.

Bioetica

Nati dallo stesso grembo, ma non dalla stessa storia

Nati dallo stesso grembo, ma non dalla stessa storia
Nati dallo stesso grembo, ma non dalla stessa storia

Il messaggio affonda le radici nella storia stessa del Movimento. La sua prima manifestazione pubblica, a Firenze il 15 gennaio 1977, aveva come tema «Se vuoi la pace, difendi la vita», riprendendo il tema della giornata mondiale della pace di quell’anno. «Quale pace se non salviamo ogni vita?», «La vita che nasce riconcilia con la vita» e «Il diritto alla vita fondamento di democrazia e di pace» sono alcuni dei temi delle Giornate per la vita, volute dalla CEI all’indomani dell’approvazione della legge sull’aborto, per la realizzazione delle quali il Movimento si è sempre tanto impegnato. Un legame indissolubile, dunque, tra accoglienza, riconciliazione e pace.

Bioetica

La ferita del Massachusetts che acconsente all’aborto fino all’ultimo giorno di gravidanza

La ferita del Massachusetts che acconsente all’aborto fino all’ultimo giorno di gravidanza
La ferita del Massachusetts che acconsente all’aborto fino all’ultimo giorno di gravidanza

Carlo Casini – per il quale è stato dato in questi giorni l’annuncio dell’apertura della Causa di beatificazione e canonizzazione – aveva indicato con chiarezza da subito questa strada: «La riconciliazione di cui c'è estremo bisogno può derivare solo dal comune riconoscimento della dignità umana dal momento del concepimento. Il coraggio richiesto è quello di collegare con tutte le nostre forze il tema della vita a quello della pace. Perché la ragione della pace è la dignità dell'uomo, ossia della sua vita». Una convinzione anche di Giovanni Paolo II, che nel 2003 disse al Movimento per la Vita: «Non può esserci pace autentica senza rispetto della vita, specie se innocente e indifesa qual è quella dei bambini non ancora nati. Un'elementare coerenza esige che chi cerca la pace difenda la vita. Nessuna azione per la pace può essere efficace se non ci si oppone con la stessa forza agli attacchi contro la vita in ogni sua fase, dal suo sorgere sino al naturale tramonto. Il vostro, pertanto, non è soltanto un Movimento per la Vita, ma anche un autentico Movimento per la pace, proprio perché si sforza di tutelare sempre la vita». Nella stessa prospettiva si colloca la testimonianza di Madre Teresa di Calcutta, che considerava l'aborto «il più grande distruttore della pace». Non a caso papa Francesco, nel marzo 2025, ha affidato all'intercessione di Santa Teresa di Calcutta il Movimento e il suo impegno.

Il convegno di Lecce vuole rilanciare la riflessione di fronte al mondo ferito dalle guerre, dalle migrazioni forzate, dalle città distrutte, dall'infanzia negata, dagli odi e dalle violenze cui sono sottoposte intere popolazioni; ma anche di fronte a tanta aggressività fisica e verbale nelle relazioni nella vita di tutti i giorni. Cosa significa, dunque, affermare che la pace nel grembo è pace nel mondo? Significa interrogarsi sulle radici della violenza e sul modo in cui guardiamo all'essere umano. La pace non può essere soltanto il risultato di accordi diplomatici e tregue, pur indispensabili. Nasce anche da uno sguardo capace di riconoscere nell'altro una persona, sempre e comunque, indipendentemente dalla sua forza, autonomia o possibilità di difendersi.

Il grembo materno è il primo luogo delle relazioni umane. È lì che ciascuno di noi ha sperimentato la propria radicale dipendenza e vulnerabilità. Riconoscere il valore della vita proprio nel momento in cui è più fragile significa porre le basi di una cultura che non considera nessuno uno scarto. La questione della vita nascente, dunque, non è marginale rispetto alla costruzione della pace, né rispetto a tutte le grandi questioni che riguardano l’uomo e la convivenza civile: interpella il modo in cui una società riconosce i diritti, affronta la fragilità e organizza la convivenza, progetta il futuro.

«Pace nel grembo è pace nel mondo» significa anche essere dalla parte delle donne, perché è innegabile l’alleanza tra la donna e il bambino che culla in seno. Questo significa, come disse Madre Teresa, che nessuna donna deve essere costretta a ricorrere all’aborto di fronte ai problemi o alle difficoltà. E allora ecco l’abbraccio dei CAV, delle Case di Accoglienza, di SOS Vita, delle culle, aggiungo anche l’abbraccio de “Il cuore in una goccia” che opera sulla frontiera più drammatica in cui la mentalità dello scarto sferra i colpi più duri; l’abbraccio di una cultura, insomma, che costruisce le condizioni perché ogni donna, ogni coppia, ogni famiglia possa davvero vivere l’annuncio di un figlio, unico e irripetibile, come una ricchezza e una benedizione e non come una condanna alla solitudine, alla precarietà o alla rinuncia. È una questione di vera libertà. Di quanta pace c’è bisogno!

Proprio per rendere più efficace questa presenza, il Convegno affronterà il tema della professionalità del volontariato. La generosità, che resta il cuore dell'impegno, ha bisogno di competenze, formazione e capacità di lavorare in rete con medici, psicologi, assistenti sociali e istituzioni. I Centri di Aiuto alla Vita e le Case di Accoglienza sono chiamati a essere sempre più luoghi di ascolto e accompagnamento qualificato, nei quali nessuna storia venga ridotta a un problema da risolvere. Uno sguardo sarà rivolto anche alle nuove tecnologie e all'intelligenza artificiale. Strumenti che possono migliorare la comunicazione, l'organizzazione e l'accessibilità dei servizi, ma che non potranno mai sostituire la relazione umana, lo sguardo e la capacità di riconoscere la singolarità di ogni persona. La sfida è innovare senza perdere il cuore, diventare più competenti senza diventare burocratici. E investire sui giovani, non soltanto come futuro del Movimento, ma come protagonisti già oggi, portatori di nuove energie e creatività.

Genitori e figli

Carlo Casini sarà Beato

Carlo Casini sarà Beato
Carlo Casini sarà Beato

Il messaggio che il Convegno consegna alla società è dunque una responsabilità e un impegno: la pace non si costruisce soltanto nei luoghi della diplomazia, ma anche nelle relazioni quotidiane, nella capacità di accogliere chi è fragile e di non lasciare sola una donna. Ogni vita riconosciuta, ogni madre accompagnata, ogni bambino che nasce sono semi di speranza e di fraternità.

La cultura della vita non è una contrapposizione contro qualcuno, ma una proposta per tutti: mettere la persona al centro, a partire da chi non ha voce e non conta. Perché, come insegna l'eredità di Carlo Casini, accogliere chi non è ancora nato «esprime in forma davvero radicale una contestazione dell’attuale società strutturata sulle categorie dell’avere e del fare, e suggerisce una progettualità nuova che vuole porre l’uomo al centro e che quindi privilegia il povero, l’emarginato. Il concepito simboleggia, in forma ultima, ogni persona che non conta, ogni uomo che non ha voce». La sorgente della pace è qui.