«Viviamo in un contesto iperconnesso in cui apparentemente siamo in contatto costante con gli altri, ma la realtà è che la solitudine è il grande male del nostro tempo». Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, è docente universitario e presidente della Fondazione “Minotauro” di Milano. A volte ti amo. La rivoluzione dei rapporti nel mondo fragile delle nuove generazioni (Einaudi) è il suo ultimo saggio. «Oggi ci si ammala di solitudine, l’idea di coppia come la conoscevamo è tramontata».

ALESDIMARCO
ALESDIMARCO
Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta (ANSA)

Che fine ha fatto la coppia?
«Non c’è più, sono anni che l’Istat rileva l’aumentare delle famiglie unipersonali: in Sardegna sono quasi il 40%, a Bologna il 54%, a Milano il 57%. Anche considerando l'invecchiamento della popolazione e le situazioni di vedovanza, il dato parla chiaro: come dicevo, la coppia, ovvero il nucleo della relazione, quel ponte tra l'io e il noi, tra l'individuo e la collettività, è tramontata».
Come siamo arrivati a preferire la solitudine alla vita di coppia?
«Abbiamo messo al primo posto la realizzazione personale e oggi ci troviamo di fronte a una grande sfida che solo riguarda le nuove generazioni, ma che dice anche molto sulle nostre coppie adulte. Ora bisogna capire come coniugare una società fortemente individualista e il cambiamento radicale della famiglia, che è sempre meno tradizionale e non si fonda più sull'idea di un amore romantico e "per sempre”».
L'individuo è il sovrano indiscusso di questa società. Scompare anche il bisogno dell’altro?
«No, rimane intatto. Ma ricordiamoci che costruire una coppia significa fare i conti con la fatica e la negoziazione dei bisogni reciproci. Per questo “a volte ti amo e a volte no”, anche se dell'altro abbiamo ancora bisogno per essere davvero noi stessi. Ai giovani interessa sempre meno stare in coppia e ciò succede a causa di due grandi proiezioni e pregiudizi degli adulti: l'idea che i ragazzi siano tutti dipendenti da Internet e che soffrano di "dipendenza affettiva". Da mammiferi abbiamo una necessità originaria non solo di nutrimento, ma di cura affettiva. Un bisogno che ci accompagna per tutta la vita anche se pretendiamo che bambini, adolescenti e giovani adulti siano completamente autonomi».

La copertina dell'ultimo libro di Lancini sulle relazioni delle nuove generazioni

Al contempo però, molti genitori geolocalizzano i figli...
«E, aggiungo, li monitorano attraverso il registro elettronico».
Quali sono le conseguenze, sul piano educativo?
«Le nuove generazioni rischiano di subire le conseguenze della negazione della dipendenza affettiva, unita al rifiuto delle cosiddette emozioni disturbanti come paura, tristezza e rabbia, che in realtà sono costitutive dell'essere umano perché servono a formare un'identità solida e a imparare a fidarsi e ad affidarsi all'altro, senza il timore di perdersi o di diventare dipendenti. Così diventa difficile porre fiducia nell'altro, e anche la costruzione dell'intimità e del legame di coppia diventa complicato. "Se poi mi lascia, cosa succede?", da questa paura si apre il dramma della violenza di genere».

Si parla più di “situationship”, ovvero relazioni affettivo-sessuali senza impegno, meno di “relationship”, le relazioni stabili.
«Puoi ingaggiarti in una relazione solo se non sei nella "sala d'attesa” della vita, altrimenti tieni l'altro a distanza di sicurezza. Da qui nascono altri fenomeni come il love bombing – in cui qualsiasi cortesia viene vista con sospetto, pensando che l'altro ti bombardi di attenzioni solo per un secondo fine – e il ghosting, ovvero la sparizione improvvisa quando un rapporto non decolla. La relazione non è più per sempre. Anche in Italia sono ormai starti sdoganati per legge i patti prematrimoniali. L’amore è "finché dura"».
Come saranno le coppie di domani?
«Saranno legami che forse non potremo più chiamare "di coppia". Probabilmente si ispireranno all’amicizia amorosa. L’amicizia racchiude valori come libertà, fraternità, una sana competizione ma anche solidarietà e completamento reciproco. Ecco, la coppia potrebbe configurarsi come uno spazio transizionale di crescita ispirato all'amicizia».
E la sessualità, che fine fa?
«La sessualità è un tema che preme a gli adulti mentre le statistiche mostrano una netta recessione e un calo dell'attività sessuale tra i giovani, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Oggi ciò che conta è vivere nella mente dell'altro, essere pensati ed essere visti. I bambini vengono ripresi in video fin dalla recita dell’asilo: le nuove generazioni non costruiscono più la trasformazione e il cambiamento corporeo dell'adolescenza unicamente intorno all'idea di compenetrare il corpo dell'altro».
Può esistere un mondo senza coppie?
«Non è che può esistere, esiste già».